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Alfredo Binda, one Legnano and five Giro d'Italia

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Ste80
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Alfredo Binda, one Legnano and five Giro d'Italia

Messaggio Da Ste80 il Lun Set 21, 2015 8:04 am


Alfredo Binda, una Legnano e cinque Giri nell’età d’oro del ciclismo italiano



Un imbianchino alla Legnano


Che personaggio il Binda (Cittiglio, 1902-1986), fortissimo, signorile. Pagato per non correre, per stare a casa, per ridare interesse al Giro d'Italia del '30. Che tanto, se gareggia il Binda già si sa come va a finire.
Fuoriclasse straordinario dell'età d'oro del ciclismo italiano. Quando le prime pagine le scrivevano signori che la polvere prima che sulla strada l'avevano respirata col lavoro delle braccia. Anni venti e trenta, miseria e morale a terra per l'Italia con le ossa rotte dalla Grande Guerra e in procinto d'imbarcarsi in un'altra catastrofe.
E lui, il Binda, inizia a correre a Nizza, in Costa Azzurra, emigrato col fratello per imparare a stuccar pareti dallo zio. Tredici fratelli, quante bocche da sfamare, troppe per restare con babbo e mamma a Cittiglio, nel varesotto. Ma a Nizza nasce l'amore per la bicicletta. Inizia a correre e corre forte.
Appena passato professionista con i francesi della Diamant batte Girardengo alla durissima Nizza-Mont Chauve. Secondo un altro italiano, Tano Belloni. Ma come? Un ragazzino appena passato prof che dà la schiena a fior fiore di scalatori? Girardengo, pedale veloce e mente arguta, non se la prende più di tanto ed anzi è l'artefice del rientro in patria del futuro rivale.
Convince gli organizzatori di due riunioni al Palazzo dello Sport di Milano a ingaggiare quel ragazzetto taciturno. Ha l'occhio lungo Gira. E non è il solo. Patron Bozzi della Wolsit-Legnano è colpito dal varesino e gli propone l'ingaggio della vita. 


Nell'Olimpo del ciclismo con Coppi e Merckx


Binda alla Legnano, che colpo. Per entrambi. L'Alfredo può contare sulle risorse di una delle due case costruttrici di bici italiane più potenti dell'epoca (dualismi e rivalità di prim'ordine, Legnano e Bianchi. Bartali e Coppi). La Legnano è ricambiata generosamente con una sventolata di vittorie, la renderanno celebre in tutto il mondo. Al culmine del successo della squadra corse si potrà permettere di vestire in verde ramarro Bartali, Coppi e Baldini.

Eberardo Pavesi, storico direttore sportivo della Legnano, se lo tiene stretto l'Alfredo per tutta la carriera ciclistica. Lo considera “el pussè grand”, “il migliore", meglio di Coppi e Merckx.
I numeri sono importanti: cinque Giri d'Italia (1925, 1927, 1928, 1929, 1933), due Milano-Sanremo (1929, 1931), quattro Giri di Lombardia (1925, 1926, 1927, 1931), tre campionati del mondo (1927, 1930, 1932), quattro campionati italiani consecutivi (1926-1929). Fino al 2003 è suo il record di 41 tappe al Giro. Farà di meglio solo Mario Cipollini.
La Francia invece è avara col Binda. Lo tiene a battesimo ma poi non lo lascia primeggiare. Eppure va forte sia nelle classiche di un giorno che nelle gare a tappe. Cinque Giri signori. Ma no, le fatiche spossanti del Tour non gli si confanno.
Quando, finalmente, centra due vittorie consecutive sui Pirenei, Pau e Luchon, siamo nel 1930, se ne va. Coglie al volo la scusa di un guasto meccanico e molla il compagno di squadra e rivale Learco Guerra. Torna a casa, infuriato con la Federcicli. Cos'era successo?
Prima e unica volta nella storia del ciclismo (per quanto ce ne sia dato sapere), Gazzetta dello Sport, Emilio Colombo, e Legnano, Emilio Bozzi, gli hanno proposto di non partecipare al Giro d'Italia del 1930 e incassare comunque le 25000 lire del premio. Binda accetta e mantiene i patti. Gli organizzatori del Giro no. Almeno non subito.
I soldi tardano ad arrivare, troppo per i gusti del Binda. E no, Alfredo non ci sta, mica si fa raggirare così. Ha rinunciato al Giro e alla possibilità concreta di vincerlo. 28 anni e 4 Giri già nel palmarès, quali premesse migliori. Ora quei soldi gli spettano. E dopo l'abbandono del Tour il compenso pattuito arriva subito.
Altri traguardi che contano, campionati del mondo, un altro Giro d'Italia, Giro di Lombardia. Un altro abbandono spezza l'incanto di una carriera che per legge di natura si avvia verso il naturale declino, è il 1936. Questa volta non per scelta personale. Femore rotto a 35 anni, piede a terra, definitivamente.



Diplomatico al servizio della Nazionale


Ma Binda al ciclismo darà ancora tanto. Sul lato umano forse più di quanto non abbia dato correndo. Dal manubrio al volante il passo è breve. Sull'ammiraglia della Nazionale siede 12 anni come commissario tecnico della Nazionale italiana.
Maestro e consigliere di Bartali, Coppi, Nencini. Li guida alla vittoria del Tour e del Mondiale. Sprona Coppi a non abbandonare il Tour nel 1949. E' l'anno dell'impresa.
Tour d'esordio e prima vittoria, per gli altri non ce n'è. E pensare che se non fosse stato per Binda le cose sarebbero andate ben diversamente.
Si metteva male per Fausto. Le prime quattro tappe non riusciva a ingranare, 18 minuti dalla maglia gialla, il francese Jacques Marinelli. A Rouen-Saint-Malo va da subito i fuga ma dopo 100 km rompe la forcella. Si è scontrato proprio con Marinelli.

Gli ci vuole un'altra bici. Ma con quella del gregario Ricci non riparte e la bici di riserva tarda ad arrivare. E' troppo, il sistema nervoso cede e Fausto la vuol finire lì, se ne vuol andare.
Fortuna che arriva il Binda in motocicletta con bici sottobraccio e, spronato da Bartali, Coppi risale in sella. La sera il commissario tecnico lo convince a proseguire, a non ripetere il suo stesso sbaglio del '30. Se ne sarebbe pentito tutta la vita.
Sulle Alpi i co-capitani italiani Coppi e Bartali tengono fede al “patto di non aggressione” di Chiavari, siglato sul pressione del Binda. Rialzano la testa e danno la stoccata (in questi anni il Tour è organizzato per squadre nazionali, i nostri vestono il tricolore).
Coppi trionferà a Parigi. Bartali secondo a più di dieci minuti, Marinelli terzo a quasi mezz'ora. Un uomo solo al comando, è nella storia del ciclismo: per la prima volta Giro e Tour nello stesso anno. Lo deve anche al Binda.
Da corridore, il pubblico non ha perdonato al “trombettiere di Cittiglio” il portamento signorile, lo accusa di non tirare fuori il cuore. Gli preferisce personaggi più sanguigni come Girardengo prima e Guerra poi.
Il cuore, invece, ce l'ha, eccome se ce l'ha. Lo dimostra da commissario tecnico. Cuore, carisma e doti diplomatiche, anche di tutto rispetto.
Immaginate far correre il Campionissimo e Ginettaccio nella stessa squadra, che bravura. Farli vincere persino. Coppi e Bartali. Anzi, Bartali e Coppi, perchè la B viene prima della C.



Spero vi sia piaciuto concentrato .


Articolo apparso originariamente su: 
http://www.cycletoscana.com/alfredo-binda/



Grazie a tutti
Ste

    La data/ora di oggi è Mer Nov 21, 2018 11:39 am