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Marco Pantani - L'assassinio

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BenoixRoberti
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Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da BenoixRoberti il Dom Dic 08, 2013 1:51 pm

Promemoria primo messaggio :

Era da tempo che mi tenevo questa discussione in serbo. A differenza di altri, di giornalai e blogger vari, che ormai ritengono questo argomento alla stessa stregua delle discussioni sulle scie chimiche, degli Ufo e della presenza degli alieni sulla Terra, io ritengo ancora che la storia (la verità sulla storia e morte) di Marco Pantani sia ancora da scrivere nella sua completezza.

La mia non è una ricerca fra le tesi che mi appaiono più o meno belle, che solleticano più o meno bene i miei pensieri ed opinioni consolidate. Tutt'altro. La mia è una mera scientificamente cinica elencazione di fatti e circostanze strane, tante e troppe per la verità, che in questa storia sono state evidenziate, ma solo separatamente.
Cosa è cambiato rispetto al passato?
Tanto direi, tantissimo.

Prima di tutto adesso è venuto meno l'isterismo dei supporter fanatici di Marco Pantani, quelli che dimenticano l'uomo (semmai gli fosse interessato) e si sono creati una icona, ridefinendo il personaggio a loro uso e consumo.
Per chi vede le cose come me, Marco non era e non è "un personaggio", Marco era ed è un uomo, con il suo carattere, i suoi difetti ed i tanti, tantissimi contagiosi pregi, primo fra tutti la sprizzante generosità.
Insomma è fortunatamente venuto meno il codazzo della banda Brancaleone che ha circondato in alcune fasi una famiglia distrutta dal dolore e soprattutto dalla sensazione che un grosso torto fosse stato perpetrato nei confronti del loro figlio, fratello.
A quel dolore la vita terrena può (deve!) dare delle risposte e un giorno magari dire perché.

Il compito di chi vuole leggere i fatti, di chi vuole arrivare a conoscere la verità è diverso.
A noi non interessa apparire come i depositari dell'icona di Marco, a noi preme dare a Marco la giusta dignità storica che gli spetta. E per dire chi sia Marco, cosa sia stato per ciascuno di noi, non servono rappresentazioni; basta far parlare i nostri cuori.
Marco Pantani non è stato vittima di un complotto masso-pluto-giudaico del vertice politico imperialista americano e marziano-stellare come qualche fulminato va dicendo da qualche anno per accreditarsi come depositario della verità.
Tutte queste stronzate hanno contribuito a rendere assurda, a ridicolizzare una vicenda molto seria; una vicenda che andava gestita con scrupolo ferreo razionale sin dall'inizio, soprattutto da parte dei legali di parte.

Marco è stato sicuramente vittima (per ora in ambito sportivo almeno) di un nugolo di stronzi criminali assatanati di denaro e potere che ha quasi distrutto il ciclismo. Questi erano al vertice di questo sport. Questo oggi lo possiamo scrivere.

Eh sì, questa è l'importante novità storica, politica e processuale (Usada) che oggi è nero su bianco. Fatti.
Per anni chi aveva detto e scritto che il campione texano era coperto, favorito (anche a costo di distruggere gli avversari) è stato coperto di letame da tanti, tantissimi giornalai e replicanti di veline preconfezionate e remunerate.
Oggi molti di questi si sono trasformati nei peggiori robespierre e moralizzatori. Stranezze del vento e del carro che cambia.
Le novità emerse recentemente hanno reso questo decimo anno dalla morte di Marco radicalmente diverso dai nove precedenti. Perché?
Perché rileggere la vicenda di Marco ed i tanti fatti strani che lo hanno riguardato da quella mattina a Madonna di Campiglio sino a quel giorno del 2004, in cui le indagini furono chiuse in fretta e furia, alla luce di quanto emerso nell'ultimo anno assume una radicalmente diversa connotazione.

E' vero che da qualche mese il ciclismo ha mandato in soffitta finalmente il periodo Verbruggen-McQuaid, ma è altresì vero che quella rete di contatti e di legami che ha permesso ai suddetti di dominare il ciclismo non è ancora del tutto venuta a galla e per debito di verità a Marco, come pure per garanzia di pulizia futura di questo sport, è bene che tutto venga alla luce.
Per questa ragione ho aperto questo argomento, per elencare i fatti che ad oggi abbiamo a disposizione e rileggere tutto sulla base delle nuove conoscenze in materia.
Non è vero che è stato già tutto scritto e che la verità non emergerà mai, come qualche fulminato scrive sempre in preda a paturnie ansiogene (il luogo del web da cui proveniamo è pieno di questi psicodrammi autoreferenziali), e la rete come dimostrato nell'ultimo anno ha una funzione essenziale nel divulgare conoscenza e condivisione di fatti e documentazione.

Per rigore metodologico faccio una premessa: terremo distinto l'assassinio sportivo dalla morte fisica (omicidio?) di Marco Pantani. Allo stato la correlazione tra le due cose è solo congettura, ma con questo non intendo escludere che la correlazione possa anche esistere.

Lo stesso metodo varrà per un'altra morte, la cui correlazione invece mi colpì molto, di cui seppi parlando con un funzionario internazionale del ciclismo, mentre dialogavamo su Marco Pantani.
Questi mi disse:"Nel ciclismo di quegli anni ce ne erano tante di cose strane. Non c'è solo la morte di Pantani. C'è anche una persona che conoscevo, un ispettore che sapeva tutto, che è finito in fondo ad un lago".
Gli chiesi chi era, che cosa intendeva, ma chiuse lì il discorso rapidamente dicendo che erano voci, senza poi tanta importanza. Solo di recente sono riuscito a sapere cosa intendesse e di chi stesse parlando.
Ne parleremo alla prossima.

Ps. Spero tanto che Morris possa e voglia essere della partita per ricostruire e raccontare dalla sua enorme ed incredibile esperienza personale, quei bellissimi e poi tremendi anni.


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da angelo francini il Mar Feb 11, 2014 3:21 pm

@BenoixRoberti ha scritto:
Abbiamo due opinioni diverse su quegli eventi, ma è sui fatti (e le troppe coincidenze) che dobbiamo confrontarci.
Jeremiasse conosceva i fatti legati ai misfatti accaduti in altre occasioni: certamente era uno dei BIG fra gli Ispettori antidoping dell'UCI.
Ed essendo olandese .... sapeva certamente tante e troppe cose di Verbruggen,  ma nulla ebbe a che fare, come si vuol far credere, con ciò che accadde a Campiglio.
Le coincidenze fanno parte della vita di ognuno di noi per pura coincidenza: se io (per mia, non per vostra fortuna!) non fossi rimasto intrappolato in un ingorgo stradale (coincidenza 1) alla Magliana a Roma, mi sarei trovato su un aereo che invece persi (coincidenza 2) e che una notte di 42 anni fa precipitò (FATTO) senza lasciare superstiti.
Aspetto il tuo pezzo.
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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da BenoixRoberti il Mar Feb 11, 2014 11:27 pm

Parte del post che vado ad esplicitare è stato anticipato dal messaggio scritto da Angelo Francini.

PARTE 1/3
Lui è stato testimone in quanto presente in quel maledetto 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio e ritengo normale che chi abbia osservato gli eventi direttamente sia un attimo scettico e restio a prendere in considerazione disegni diversi da quelli che l'apparenza e la memoria ci imprimono nella mente.
Ma sono tante le cose che ci appaiono in un modo e poi siamo costretti tempo dopo a rivedere in chiave diversa, alla luce di eventi e fatti emersi.
Non dimentichiamoci che a quel tempo dire che Verbruggen era un corrotto ed un pericoloso despota che manipolava l'antidoping era roba per pochi "complottisti" e così lo è stato sino a che tutte le carte Usada hanno smantellato il vecchio potere di Aigle. Solo tre anni fa, parlare degli intrecci d'affari fra Uci ed Armstrong era pericoloso per chi era nel mondo del ciclismo, tanto che (notizia di pochi giorni fa) McQuaid e Verbruggen hanno proseguito la loro battaglia legale nei confronti di Paul Kimmage, ma stavolta senza il cappello Uci.
http://www.velonation.com/News/ID/16249/Verbruggen-and-McQuaid-reactivate-legal-case-against-Kimmage.aspx

Ma veniamo a Marco Pantani. Per inquadrare la sua storia e quella del ciclismo di fine anni 90 dobbiamo partire dai fatti narrati da Bruno Roussel nel suo libro. Lì per la prima volta fu messa nero su bianco la spiegazione del potere di Verbruggen.
Nel 1994 il boss della Festina licenziò 5 corridori, di cui tre olandesi. Festina e Verbruggen entrarono in pesante conflitto, con una coda pubblica prima di una Milano-Sanremo. Verbruggen minacciò di conseguenze la Festina se non avesse reintegrato i tulipani. La sua frase passata alla storia fu: "io ho i mezzi per fare risultare positivo un corridore quando voglio...".

Nel 1995 le squadre si riunirono per tentare (quasi 20 anni fa!) di ottenere parte dei diritti televisivi. Quella operazione (e chi ne fu promotore non lo poteva sapere) fu l'inizio della fine per il ciclismo. Per quella operazione fu contattato Marc Biver di IMG al quale fu promesso il 30% degli eventuali guadagni, che a sua volta sondò il capo mondiale della stessa agenzia, nonché manager del marketing della Nike. Alle squadre fu fatto sapere che non se ne poteva fare nulla. Todd era stato intercettato dai boss dell'Uci che mai hanno gradito la condivisione dei diritti con le squadre. Chi tocca quei fili muore. L'ultimo a parlarne fu Michele Acquarone.
Perché IMG rinunciò a ben il 30% dei diritti televisivi? E in cambio di che cosa?

Cosa era successo? L'Uci aveva bloccato l'operazione "diritti tv" e promesso a Todd una contropartita per il favore fatto. Comunque coloro che avevano osato sfidare ancora una volta l'Uci, Bruno Roussel e la Festina in particolare, andavano fermati. Come? Non era una cosa semplice perché Festina era di affiliazione francese ed annoverava fra i suoi l'eroe francese, Richard Virenque. Non si poteva far fuori Roussel ed i suoi con un semplice controllo antidoping e soprattutto l'Uci non poteva consumare la vendetta direttamente.
In più Festina era sponsor del Tour e l'alleata Aso non avrebbe potuto avere alcun ruolo nella vendetta.
Sarebbe stato come chiedere ai francesi di suicidarsi e di distruggere il loro giocattolo.
Per mettere in riga il ciclismo e per realizzare quanto probabilmente promesso a Ian Todd era necessario fare qualcosa di diverso.

Non era difficile per il vertice Uci avere da qualche corridore informazioni sul sistema doping di quella squadra. In più i media avevano iniziato a pretendere pulizia nello sport e da qualche anno i corridori si sottoponevano agli esami dell'ematocrito del sangue, un parametro ballerino che si poteva prestare anche a manipolazioni, ma chi poteva immaginare che qualcuno lo vol/potesse manipolare? Ci si fidava.

Parallelamente cresceva l'interesse della politica e ne sorse un certo protagonismo. La voglia di antidoping era nell'aria, era richiesto dall'opinione pubblica, dai media ed a ruota proprio dai politici. Era il momento per fare scattare la trappola e dal fermo di Voet da parte della gendarmeria al confine belga partì l'inchiesta che portò il bailamme nel Tour del 1998.

La Festina e Roussel erano sistemati, ai banditi che esigevano una quota dei diritti televisivi era stata messa la museruola. L'Aso ed il Tour de France erano in ginocchio, mediaticamente e soprattutto finanziariamente.

Relativamente ai fatti di quel periodo qua sintetizzati ed alla corruzione in ambito Uci rimando a questi due files e link del 2012:
http://archive.ciclopassione.com/pdf/UCI-TRA-AFFARI-E-DOPING-2012.pdf
http://www.pdf-archive.com/2012/10/20/la-galassia-svizzera-dei-miti/la-galassia-svizzera-dei-miti.pdf
http://forum.cicloweb.it/viewtopic.php?f=2&t=288&p=125895&hilit=roussel#p125886

(continua)


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da BenoixRoberti il Mer Feb 12, 2014 1:34 am

PARTE 2/3
Prima di proseguire nella narrazione commentata degli eventi del 1998-1999 voglio fare una importante premessa.
Ho parlato di "Assassinio di Marco Pantani" e voglio essere chiaro sino in fondo.
Al momento voglio distinguere nettamente fra l' "omicidio sportivo" e quello "fisico" ventilato dai tanti dubbi, che potrebbero anche far invece sorgere ipotesi su un possibile omicidio consumato realmente. Fra i due omicidi non vi sono allo stato possibili correlazioni ma solo congetture, alimentate dal fatto che in entrambi gli omicidi ci siano tante, tante, troppe strane coincidenze.

In questi post mi limiterò a parlare dell'omicidio sportivo.
Per fare questo tipo di analisi e di valutazione dei fatti faccio mie le parole di Gianni Mura, uomo mite e profondo de La Repubblica.
http://www.dagospia.com/rubrica-30/Sport/i-pantani-di-gianni-mura-dopo-la-sua-squalifica-pensai-di-lasciare-repubblica-e-71563.htm

__________________________
"Vorrei chiamarmi fuori dai due schieramenti che dalla morte di Pantani si danno battaglia con immutabili argomentazioni che non mi appartengono".

Chi urla: ‘Cazzo, ancora ce la menate con questo drogato' e chi risponde: ‘Lo hanno imbrogliato, era un angelo caduto dal cielo, vittima di un complotto cosmico'.

Pantani aveva una grandissima umanità. Se lo sono dimenticati tutti.

Gianni Mura
__________________________

Torniamo al 1998, le inchieste dilagano, colpiscono il meglio del ciclismo francese. In gruppo si scatena il malcontento, la sensazione di una invasione di campo della politica e della magistratura che svuotano, ahinoi, il giocattolo sportivo francese ed uno sport debole intriso di doping e di regole obsolete.
E' Verbruggen che si fa carico di garantire i corridori e firmare una pax segreta per consentire al gruppo di arrivare a Parigi. Il colpo al Tour viene attutito dalla forte immagine del Pirata.
In Italia lo scandalo colpisce molto meno di quanto impressioni la Francia e certa ipocrita stampa.
Il Pirata del Galibier è la miglior medicina per ogni male del ciclismo, almeno nel 1998, e certamente per noi italiani.

Il doping (ma ancor di più l'antidoping) si dimostra chiaramente uno strumento per condizionare i corridori e le deboli strutture delle squadre ciclistiche neanche lontanamente paragonabili a quelle calcistiche e neppure a quelle di basket e pallavolo.
Pochi in quel 1998 sono in grado di capire e sapere in che razza di ginepraio si stia cacciando il ciclismo. Soprattutto in pochi sono in grado di distinguere il nitido disegno che si va configurando dietro una apparenza che è invece l'opposto di ciò che sta succedendo. Molti sono convinti che il pentolone del doping si stia scoperchiando ed invece si sta solo consumando una vendetta e si stanno realizzando le condizioni per dominare il ciclismo ed il suo evento più importante nei successivi anni.

Non c'è solo l'affare Festina nel 1998, perché nei mesi successivi sono tanti i nomi che cadono uno dopo l'altro nel tritacarne mediatico del doping.
Intendiamoci; sempre meglio ripetere che i corridori, chi più, chi meno, erano quasi tutti legati a queste pratiche ed erano pertanto statuine di cristallo che stavano entrando in un conflitto più grande e potente di tutti loro messi insieme.
In questa situazione confusa e conflittuale l'unica entità che appare forte e sicura è stranamente proprio il vertice politico di questo sport malato, l'Uci. Ogni evento concorre a rafforzare incredibilmente l'operato del boss mondiale del ciclismo e chi ha qualcosa da dire su di lui tende a tacere, memore di quanto successo alla Festina e a Bruno Roussel.
Mediaticamente le tante teste che cadono fra i ciclisti servono a Verbruggen ed alla sua spalla, il commissario Uci addetto ai controlli Wim Jeremiasse, ad affermare che l'Uci non guarda in faccia a nessuno. Chi capita, capita. Il ciclismo adesso è uno sport pulito; i controlli si fanno e chi è fuori norma con l'ematocrito verrà fermato.
A chi accusa l'Uci di non avere controllato Telekom e Festina nel Tour 1996, verrà replicato che quello dimostra che da parte dell'Uci non vi era alcun intento di vendetta nei confronti del team francese e che quello che Roussel aveva scritto era una evidente forzatura.
Chi nel 1996 aveva sovrainteso ai controlli era stato proprio Wim Jeremiasse, il commissario olandese, ombra dell'uomo forte di Aigle.
http://www.trouw.nl/tr/nl/5009/Archief/archief/article/detail/2475474/1998/08/25/Onze-smoeltjes-zijn-bekend-en-de-tamtam-werkt-snel.dhtml

http://jyllands-posten.dk/sport/ECE5097150/telekom-slog-til-pa-bjerget/ (usare il traduttore di Google)

A fine 1998 il Tour è in ginocchio finanziariamente, in crisi di credibilità e terrorizzato dalla fuga degli sponsor francesi, traumatizzati da una stampa giacobina col ciclismo.
E' a questo punto che si palesa il diabolicamente geniale piano congiunto fra Verbruggen ed alcuni soggetti americani, fra i quali Ian T. Todd, l'uomo contattato nel 1995 da Marc Biver e dai team per contrattare la loro quota sui diritti televisivi (gli venne promesso il 30% di quel valore, ma lui disse che non se ne poteva fare nulla).
Ian T. Todd era contemporaneamente board director della IMG e Marketing Manager Worldwide della Nike. Qualche anno dopo ritroveremo Todd addirittura nel consiglio direttivo del Centro Mondiale del Ciclismo di Aigle, oltre che fra i finanziatori dell'Uci.
All'Aso arrivano in soccorso i soldi americani ed una pioggia di diritti televisivi pluriennali delle tv americane.
Anni dopo scopriremo che il team manager di Armstrong era anche il gestore di alcuni fondi per conto del boss dell'Uci.
Ma perché ad inizio 1999 arrivano così tanti soldi dagli Stati Uniti? Perché questo enorme interesse americano? Lo vedremo.

Torniamo in Italia. Comunque la si pensi sul doping e su Pantani, nessuno in quel momento osa mettere in dubbio il valore del romagnolo.
La sua classe ciclistica, umana, il suo carattere, il suo modo di correre sono gioielli che vanno oltre ad ogni considerazione sul doping. Anzi, appare chiaro a tutti come l'ineluttabilità del doping sia una sventura per un campione di razza pura come Marco. Col doping o senza, Marco Pantani era, è e sempre sarà comunque Marco Pantani, un dio sui pedali, un immenso personaggio dello sport.

Il Giro del 1998 aveva avuto anch'esso una coda di polemiche circa accuse di doping (scambio di provette fra ciclisti), non meglio chiarite, proprio nel team di Marco Pantani. In questi casi accuse più o meno veritiere si vanno a sommare spesso ad interessi di bottega, un po' come una lite fra due donne entrambe tradite che si accusano reciprocamente di essere cornute. Nel caso del Giro 1998 si dice che le voci vengano dall'ambiente Mapei, la squadra che domina le classiche e che però nella sua storia vincerà solo la Vuelta fra i Grandi Giri. Segretamente anni dopo si viene a sapere che il patron della Mapei aveva chiamato Marco Pantani a Milano a fine 1998 per proporgli un contratto faraonico (si parlò addirittura di un assegno in bianco per lui e Squinzi era disposto a pagare anche 15 miliardi di lire per avere il Pirata).
Il Pirata però non era un coccodrillo; a quel punto la piccola famiglia Mercatone Uno si era già consolidata attorno a Marco in vista del 1999 e tante famiglie dipendevano dalle sue gesta. Un cambio di casacca del romagnolo avrebbe lasciato al palo alcuni corridori ed alcuni addetti assieme alle loro famiglie. E poi non poteva lasciare il gruppo messo in piedi dall'amato Pezzi appena scomparso.
Per un galantuomo come Marco questa cosa non si poteva fare e Marco, il buono, declina l'allettante offerta.
Non è dato sapere come l'abbia presa l'industriale milanese, certamente colpito dal fatto di aver tristemente verificato come i soldi non facciano tutto nella vita.

Ad inizio 1999 ricominciano i rumours, i mal di pancia dal team Mapei sul doping del Pirata. Anche in Italia la politica comincia ad emulare quella francese e ad interessarsi allo sport ed al doping. A quale sport? Ovviamente al ciclismo. Tutti nel contempo affermano sdegnati che il doping nel calcio non esiste.
A capo della Federazione c'è un uomo di sinistra, un personaggio di buona cultura e di ottima dialettica, legato alla sinistra (D'Alema) in quel momento al governo e soprattutto ex sindacalista. Si vocifera che Giancarlo Ceruti conoscesse direttamente Squinzi proprio per il suo passato sindacale e che con lo stesso mantenesse un rapporto stretto. In quei giorni è esploso lo scandalo dell'Acqua Acetosa che potrebbe decapitare il vertice dello sport per le coperture offerte al calcio ed agli sport di stretto controllo federale (atletica, sport invernali, nuoto, ecc.). Molti dirigenti rischierebbero anche il carcere se le accuse si dimostrassero fondate. Il presidente Coni si assume il fardello per ragion di Stato e rassicurato dalla politica si dimette, candidandosi alle politiche per godere di una utile immunità (non si sa mai, meglio mettersi al riparo).

Il Coni, bisognoso di alibi e di diversivi, lancia la campagna "Io tutelo la salute", un protocollo di controlli aggiuntivi ai normali controlli Uci.
L'iniziativa è appoggiata strenuamente dal Presidente federale Ceruti e, guarda caso, il Team Mapei si fa promotore fra i team, dando il benvenuto all'iniziativa.
Il Presidente Ceruti pensa in grande, spalleggiato dalla politica (DS) e cavalca la tigre. Per lui potrebbero aprirsi le porte di una discreta carriera politica o, come minimo, un ruolo di rilievo al Coni. Ceruti è in quel periodo un cosiddetto "presenzialista", un vero prezzemolo tra tv e doping. Nel culmine dello scandalo Pantani ce lo ritroveremo in un memorabile quanto poco attendibile "Maurizio Costanzo Show" a recitare la parte del babbo tradito dal figliol prodigo, che mostra la sua misericordia alla pecorella smarrita. Purtroppo in quel momento, in quel giugno 1999 Marco non c'è più, è già morto dentro per potere replicare alle scaltre furbizie della politica.

Il Giro 1999 è un vero calvario quotidiano, un gioco al massacro su un qualcosa che tutti sanno esistere e che però resta inconfessabile, anche per il carico ipocrita posto sull'argomento da parte dei media stessi. Non è quello un periodo per fare outing, una situazione perfetta per chi opera con mani libere e che può far rendere opportunamente quella situazione. Sulla iniziativa Coni, Fci ed il clan Mapei da una parte ed il clan Pantani dall'altra entrano in guerra, una feroce guerra ... e pensare che pochi mesi prima il "certamente dopato" era l'oggetto del desiderio del patron avverso.

E siamo al 5 giugno 1999. Il ciclismo fa "pulizia" del dopato maledetto.
- La Mapei ha avuto la prova dei suoi dubbi e della bontà della sua presa di posizione sulla campagna del Coni.
- L'Uci, una volta di più, ha dimostrato che non guarda in faccia a nessuno e che da quel giorno chi vincerà un Grande Giro sarà per forza un corridore pulito, a cominciare soprattutto dal successivo Tour de France.
- Il Presidente Ceruti ha eseguito il suo bel compitino per il committente Coni, organismo riverginizzato, e per la politica. Anzi, la politica lo accarezza e lo fa sentire protagonista. Lui, nel suo disegno mirabile, diventerà il presidente del ciclismo pulito e magari un giorno addirittura di tutto lo sport pulito.
- Il calcio italiano che, durante gli eventi ciclistici di Pantani, veniva affiancato dal fastidioso ciclismo torna ad essere il leader incontrastato delle attenzioni degli sportivi italiani.
- Si mormora che anche la Fiat, sponsor del Giro ed infastidita dal Pantani fortissimo testimonial Citroen, abbia tirato un sospiro di sollievo.

Qualche anno dopo, nel 2002, Squinzi lascerà il ciclismo per "colpa del doping", a detta sua (e lo ha ribadito anche di recente). Peccato però che da allora sia divenuto Main Sponsor dei mondiali Uci, la federazione mondiale dello sport dopato. Un piccolo non senso. Dopo la caduta di McQuaid, il delfino-scopino di Verbruggen, il patron Squinzi dichiarerà che in quegli anni, per via del doping, subì le minacce di Verbruggen. E allora perché sponsorizzò (a maggior ragione) l'Uci?!

Marco Pantani cade nell'abisso, massacrato sui media ed impossibilitato ad esprimere ciò che aveva dentro e dire le cose come stavano, come gli era stato insegnato da papà Paolo e dalla vita.
Dopo alcuni giorni di assedio della stampa si ritira in un centro di Teolo, sui Colli Euganei, si dice su suggerimento di Francesco Conconi, un nome lugubre per la storia della sport italiano. Conconi è uomo di scienza, ma è anche amico dell'ex premier Romano Prodi ed influente certamente col vertice del mondo sportivo, non solo italiano, vertice che in caso di processo penale potrebbe tranquillamente portare in blocco in Tribunale per correità.
Lo sport del 1999 è tutto così, ma la propaganda dei media preferisce individuare in Marco Pantani il solo, unico "dopato maledetto", l'angelo più bello che si fece Lucifero.
Ma Marco Pantani non era stato trovato positivo, al più era solo possibile affermare che aveva l'ematocrito fuori norma. Purtroppo il 5 giugno 1999 le parole non contano, ci sono solo i fatti urlati, ovvero quel dato (ematocrito 51% al netto dell'1% di tolleranza), quella mannaia sul capo di Marco lanciata dai controller dell'Ospedale Sant'Anna di Como coordinati nel loro operato dal Commissario internazionale Antonio Coccioni (strettissimo sodale del Presidente Ceruti) sotto la supervisione del solito Ispettore Medico Uci Wim Jeremiasse.

(continua)


Ultima modifica di BenoixRoberti il Sab Ago 02, 2014 10:07 pm, modificato 1 volta


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da BenoixRoberti il Mer Feb 12, 2014 4:00 am

PARTE 3/3
Cosa avvenne quella mattina del 5 giugno 1999?
Avvenne che arrivò un controllo "a sorpresa" dell'Uci.

Questi i funzionari che eseguirono i controlli:
Antonio Coccioni - Commissario internazionale dell’Uci
Michele Partenope - Commissario Medico dell’Uci (Ospedale S. Anna di Como)
Eugenio Sala - Commissario Medico dell’Uci (Ospedale S. Anna di Como)
Gianni Giana - Commissario Medico dell’Uci (Ospedale S. Anna di Como)
Mario Spinelli - Commissario Medico dell’Uci (Ospedale S. Anna di Como)

Ispettore medico Uci al Giro - Wim Jeremiasse

A coordinare il lavoro dei Commissari, come sempre, un Ispettore, anzi l'Ispettore Medico Uci, che coordinava il tutto da una sede unica a Campiglio dove raccoglieva gli esiti del lavoro dei Commissari Medici. Anche al Giro 1999 si trattava di Jeremiasse.

Abbiamo detto che si trattava di controllo a sorpresa, ma in realtà la sorpresa era poca, perché si sa che le squadre erano state in qualche modo preallertate, come in varie altre occasioni. Anche chi pensa che quell'esame fu effettuato secondo norma, come invece non pensa lo scrivente (anche sulla base delle prove testimoniali emerse in sede processuale), comunque ritiene che l'assenza di sorpresa potesse favorire ancor di più una eventuale alterazione del risultato, se la volontà di qualcuno fosse stata quella.
Per quanto riguarda le molteplici stranezze di quell'esame rimando al libro del bravo Brunel ed ai tanti siti che narrano quelle vicende e le deposizioni processuali. Credo che se ne parlerà anche dopodomani, nel corso delle trasmissioni che verranno dedicate a Marco.
Nella pratica comune di quel tempo era consuetudine che, prima dell'esame dell'ematocrito, i corridori trattati con Epo assumessero dell'Emagel per rendere meno viscoso il sangue e risultare ok al molto aleatorio (lo sapremo purtroppo solo dopo) esame dell'ematocrito. L'effetto dell'Emagel aveva però un effetto limitato ed un ritardo nell'esame poteva compromettere il risultato desiderato.
Il corridore non poté scegliere la provetta che fu invece utilizzata arbitrariamente dal commissario (ammissione processuale). L'esame di Pantani fu infatti svolto con notevole ritardo, se non ricordo male per ultimo.
In più si dice che quella mattina mancava al hotel il responsabile che avrebbe dovuto sovrintendere a quelle necessità di squadra. Il Pirata secondo molti andò in bocca ad una imboscata ben architettata. Purtroppo quella mattina non era presente una persona di fiducia, a conoscenza del regolamento, che potesse contestare ed invalidare quel test, come poi successivamente si è scoperto potesse essere tranquillamente fatto.

Le tante stranezze negli ultimi cinque anni di Marco non riguardano comunque solo il 5 giugno 1999 (quel giorno è solo la punta dell'iceberg), le stranezze partono da ben prima e si protrarranno anche oltre la sua morte fisica (sino all'Operation Puerto del 2006) ma la morte, quella psichica e di uomo orgoglioso, fu certamente consumata quella mattina di fine primavera 1999 e con lui morì anche la primavera del ciclismo, certamente uccisa con la massima infamia dagli stessi uomini che il ciclismo in quel momento lo comandavano.

Come detto e come da tutti ricordato, Marco dopo quella disgraziata giornata si isola e su di lui e sul suo stato inizia il walzer delle voci incontrollate. Il volgo comune pretende di attribuire a Marco Pantani l'isolamento ed il rifiuto di andare al Tour per lo sgarbo subito.
In realtà le cose non stanno così. Per fare andare Marco al Tour intercedono parecchie persone. Una fra queste, il grande Charlie Gaul si fa carico di sondare Jean-François Pescheux, direttore del Tour, ma questi gli fa esplicitamente intendere che Marco non è gradito.
Quello è un segnale forte, indubitabile, che qualcosa è successo, che Marco non è più un patrimonio del ciclismo mondiale da difendere. Il campione uscente del Tour è bandito! Perché questo? Solo per i sospetti di doping? Mah.
Marco, il perché lo capirà durante il Tour 1999, alla vista del fenomeno americano che compie una incredibile trasformazione. Li si rende conto che il suo spazio nel ciclismo, se mai lo riavrà, sarà radicalmente ridimensionato.
I corridori cominciano esplicitamente a dire di voler essere protetti, che i patti del passato che avevano portato all'accordo di categoria sul 50% di ematocrito e ad altre prese di posizione "corporative" siano state disattese, ma il loro linguaggio è fumoso, indiretto e le frasi sono mezze frasi, sussurrate, non esplicite. Non possono dire che senza doping non si finiscono nemmeno le corse, e che serve una soluzione, senza poi venire sbranati mediaticamente.
Tutto ciò non aiuta il loro ruolo. "Andate a vedere cosa è un ciclista e quanti uomini vanno in mezzo a la torrida tristezza" scriverà in seguito Marco Pantani, torturato dal dilemma di dire cos'è un ciclista ed il dubbio che la gente, i suoi tifosi possano davvero comprendere le sue parole.

Al Tour 1999 Marco Pantani non andrà ufficialmente (a detta dei media) per i suoi capricci ed i suoi intestardimenti, ma nella realtà Marco non vi andò perché l'Aso non lo volle. Il ciclismo aveva ormai altri piani, altri disegni di espansione ed un grosso investimento era all'orizzonte prossimo, supportato da una vera e propria macchina da guerra sia mediatica che di marketing. Il nome della macchina era Lance Armstrong, ma il sistema era fatto da decine di persone che da quel sistema ebbero ritorni enormi. Quando 13 anni dopo l'incantesimo sull'americano si ruppe, logorato e poi distrutto dalle decine di confessioni e dalle molteplici prove, a pagare resterà il solo texano dagli occhi di ghiaccio.
Il Tour 1999 viene vinto da Lance Armstrong, l'eroe che ha sconfitto il cancro ed è rinato allo sport e tutto il resto, bla, bla bla.
Anni dopo si venne a sapere che alcune sue positività in quel Tour furono esplicitamente coperte dal vertice Uci, mentre altri dannati venivano esposti sulla gogna, per dimostrare il verbo dell'antidoping e quindi celebrare l'eroe divino.

Nel mondo era iniziata la nuova era del ciclismo mondiale, il ciclismo globalizzato, il ciclismo miliardario che incantava milioni di appassionati un ciclismo diverso da quello dopato di Marco Pantani ... Sad
E in Italia? In Italia non si parla più dello scandalo dell'Acqua Acetosa e delle provette dei calciatori finite nel Tevere, si parla solo di Marco Pantani. Marco devi confessare, Marco devi fare questo, devi fare quello, Marco sei un codardo, Marco sta zitto perché senza il doping non è nessuno, ecc.. Il tam tam dell'ipocrisia non si ferma.
Marco non era probabilmente un santo riguardo al tema più discusso dello sport, la Sentenza n. 533-2003 del Tribunale di Ferrara lo indica fra gli atleti trattati dai medici Francesco Conconi e Giovanni Grazzi, ma nessuno può e potrà mai mettere in dubbio la qualità cristallina di questo incredibile atleta e il suo essere intimamente una bellissima persona.
Marco non "era un angelo caduto dal cielo" (cit. Mura), era un grande uomo, un passionale ed un estremo generoso e non fu "vittima di un complotto cosmico" (cit. Mura) o dell'imperialismo americano, ma di tanto semplici quanto inconfessabili interessi incrociati.

Ora proviamo ad immaginare cosa poteva passare nella testa di Marco Pantani in quel 1999. Marco si chiude certamente e comincia a fidarsi di pochi e ad ascoltare ancora meno persone. Diviene diffidente del potere, sia quello politico che quello sportivo.
Non si fida del Coni che lo usa come testimonial "al contrario" e che nel 2000 olimpico (gestione Petrucci) lo additerà e lo strumentalizzerà in modo indegno.
Non si fida della Federazione e del suo presidente, personaggio molto doppio e per lui sostanzialmente inaffidabile ed infido, un amico di Squinzi da cui stare alla lontana. Non si fida della politica che prima lo ha idolatrato, a cominciare dal Presidente Ciclista Romano Prodi, che poi fa di tutto per evitarlo, nonostante che lo stesso sia fraterno amico di Francesco Conconi e suo compagno di uscite in bici, e forse anche di Squinzi in precedenza (col quale anni dopo darà vita ad una patetica querelle di orgoglio sportivo ottuagenario sullo Stelvio), oltre che di Mario Resta, big manager dell'Eni di Stato, ferrarese e grande appassionato di ciclismo.
Non si fida dei giornali, di Repubblica in particolare, il giornale di sinistra che lo attacca un giorno sì e l'altro pure tramite la penna di Eugenio Capodacqua.
Gianni Mura, nella intervista al Foglio, ha confessato di esser stato sul punto di lasciare Repubblica in quel momento. Molto comprensibile.
http://www.dagospia.com/rubrica-30/Sport/i-pantani-di-gianni-mura-dopo-la-sua-squalifica-pensai-di-lasciare-repubblica-e-71563.htm

Torniamo al Marco del 1999. Non si fida più anche della Magistratura che lo prende di mira oltre l'immaginabile ed il sensato, manco fosse Bernardo Provenzano o Totò Riina.
Beninteso, anche Marco commise una infinità di errori, errori di comunicazione e comportamentali e li pagherà tutti perché niente gli verrà perdonato.
Uno degli errori di Marco e dei suoi legali fu quello di sollevare dubbi non circostanziati su quell'esame di Campiglio, i dubbi sulla non sua appartenenza del sangue prelevato (a freddo facile dirlo, certamente), fatto che diede adito alla Procura di Trento di aprire un fascicolo. A quello di Trento se ne aggiunsero altre sei. E molti dei processi nacquero assurdamente prima dell'introduzione della legge antidoping del 2000, che trasformò il doping in reato penale.
E' in questo quadro che Marco Pantani chiede aiuto esplicitamente a Silvio Berlusconi, non certamente per particolari convinzioni politiche (che forse manco aveva e che comunque non avrebbe reso pubbliche) o perché lui fosse tifoso milanista. E' una razionale reazione a ciò che osserva del mondo attorno. E' comunque anche quella una richiesta di aiuto che non verrà mai degnata di nota. Il "criminale sportivo" Pantani non era più interessante nemmeno per Silvio Berlusconi.
Alla luce degli eventi di questi giorni (il pregresso dell'incarico a Monti deciso da un club di industriali e banchieri) e dell'abitudine della politica agli incontri riservati, ai favori agli amici e agli amici degli amici, possiamo dire di tutto su Marco, ma non possiamo non notare uno strano accanimento contro di lui. E il centrosinistra in questi anni ha dimostrato come sapesse essere attento e sensibile ai richiami di industriali e banchieri amici (di merende).
Marco si sente accerchiato da quel mondo di sinistra (il club), che gli ha messo inspiegabilmente la croce addosso e gli vuole contemporaneamente togliere l'appoggio popolare dei tifosi, degli sportivi, che nonostante alcuni tentennamenti ed imbarazzi, non lo abbandonerà mai, perché leggendo in quegli occhi tristi, feriti ma sinceri, la gente vede lo sguardo perduto ed intimo di un proprio figlio, né prodigo, né divino, ma un uomo, un uomo vero (cit. Davide De Zan).
Immaginiamoci lo stato d'animo di Marco quando viene a sapere, almeno a settembre 1999 come lo sapemmo tutti, che i trionfi dell'americano erano supportati dalla consulenza di un preparatore italiano, il medico ferrarese ex conconiano (ex?) Michele Ferrari.
Nel ciclismo va così, da un doping vergognosamente diffuso ed indistinto per tutti si passa ad un indicibile doping da vertice scientifico messo in sicurezza dal doping amministrativo (coperture) dispensato dal vertice dell'Uci, una cosa che tutti ignorano ufficialmente, ma che tutti conoscono e sussurrano dietro le quinte, comprese quelle decine, centinaia di pennaioli che tutto sanno della truffa di Armstrong & Uci (cit. Armstrong), ma che celebrano, urlando come le oche del Campidoglio, il campione texano, salvo poi gettarlo nel fango una decina abbondante di anni dopo, quando il pentolone è scoperchiato, tutti sorpresi come le verginelle cadute dal pero.
E Marco è probabilmente in quel periodo che si avvale di altri santoni. Nel 2006 il suo nome finirà elencato tra i supposti clienti di Eufemiano Fuentes, un altra occasione per attribuirgli un mortale (anche nella memoria) colpo al cuore. Ma almeno in quel momento l'effetto non andò a segno.

Come detto, Marco fu semplicemente vittima di un sistema di interessi, sia italiani che internazionali. In Italia il Coni lo usò come capro espiatorio di tutti i peccati dello sport. Il ciclismo si suicidò individuando in lui un diavolo per poter esorcizzare i peccati collettivi rinviando così di oltre un quindicennio il suo chiarimento interno. Ed infine il vertice dell'Uci ebbe l'occasione di mettere a frutto succosamente un disegno partito grazie ad un contatto generato per motivazioni inverse a ciò che poi avvenne. Da una potenziale emancipazione delle squadre di ciclismo, attingendo ai diritti televisivi (motivo del contatto con Marc Biver e IMG) si passò ad una dittatura dell'Uci che umiliò addirittura il Tour de France, anche grazie all'autolesionismo francese ed alla vanagloria della sua politica, cattiva cugina di quella italiana.
Si dice che le tante stranezze di quel Tour 1999 e le numerose esenzioni terapeutiche di Armstrong & Co. misero in difficoltà Wim Jeremiasse.
Il "povero" Ispettore Medico Uci dovette subire i primi dubbi e critiche della allarmata stampa francese che, almeno in quel caso, avvertì subito un certo puzzo di bruciato, però subito zittita dalle trombe internazionali anglosassoni della ragion di Stato e del quieto vivere.
A quel punto anche l'Aso poteva/doveva far buon viso a cattivo gioco e dei soldi americani non poteva fare a meno, come pure di tutta la conveniente retorica del mondo armstronghiano. Allo stomaco non si comanda, come pure al portafogli.
Resta il fatto che il povero Jeremiasse si beccasse gli strali e le critiche mentre nel contempo qualcuno faceva quattrini e quattrini a palate.

Il problema venne meno quando dopo il 2 febbraio 2000 fu diffuso questo laconico messaggio:

Il celebre commissario di giuria Wim Jeremiasse è morto in un incidente d'auto sul Weissensee, un lago di montagna in Austria, lo scorso mercoledì.
Stava guidando l'auto di testa in un evento di pattinaggio su ghiaccio ed aveva al suo fianco una passeggera (Miss Rommy van der Wal).
Svolgeva il ruolo di uno dei controller della gara. E' andato fuori strada sul ghiaccio ed il ghiaccio (in un punto in cui era spesso solo 10 cm) si è rotto. L'auto è affondata con Jeremiasse e Miss Van der Wal. Nessun aiuto è stato possibile e l'auto con Jeremiasse è affondata nel giro di un minuto.
Il lago aveva una profondità di 35 metri, e l'auto è stata recuperata un'ora e mezzo più tardi dai soccorritori.
Jeremiasse (60 anni) è stato per molti anni commissario internazionale del mondo del ciclismo (in gare come Tour de France, Giro e Vuelta) e parimenti era commissario medico e sovrintendeva ai controlli del sangue. Come membro di giuria UCI era stato anche impegnato nei Campionati del Mondo di Ciclocross a St Michielsgestel dell'ultimo week-end.

http://www.hbvl.be/Archief/guid/wielerjurylid-wim-jeremiasse-omgekomen-bij-ongeval.aspx?artikel=7afa643c-1df9-11d5-8d37-0008c772a0e7
http://autobus.cyclingnews.com/results/1999/jun99/jun9a.shtml


Wim Jeremiasse quel giorno si era portato con sé un lustro almeno di segreti inconfessabili dell'antidoping Uci a comando, o meglio dell'antidoping a comando Uci. Questa è l'unica cosa che si può dire di quel giorno in chiave Uci, raccogliendo l'invito ad evitare di descrivere quel fatto in modo "romanzato".

Il chiacchiericcio fra suivers vuole che quel giorno il commissario stesse facendo il galletto con la ragazza al suo fianco, ragazza che invece riusci a salvarsi.
Come sempre in queste morti si tende ad appiccicare quella nota di sesso che tanto piace al pruriginoso ed a far parlare (male) del trapassato.
Se l'auto ha sterzato improvvisamente nel lago ghiacciato (ma non ghiacciato abbastanza), la colpa doveva per forza essere del guidatore troppo intento a puntare la sottana. Leggi incontrovertibili del gossip e del giornalettismo.

Nel 2000 Marco tornò a correre, da morto che pedala e anche quel suo fantasma vinse, seppure con le ali tagliate, le zavorre alla sella, il buio nel morale, i dubbi nella mente, battendo il texano almeno nelle tappe che gli appartenevano, ad assoluta dimostrazione del suo immenso valore. Aveva battuto il missile correndo con il freno a mano tirato. L'assalto alla classifica gli era però in qualche modo precluso, per fare quella ci voleva la testa, la convinzione, la fiducia nello sport che Marco non aveva ormai più e la protezione degli dei dell'Olimpo che avevano ormai commissionato i giochi ad altri attori.

Di quel 5 giugno si parlerà ancora, tanto, come della lettera di Vallanzasca e delle scommesse clandestine, come di tante altre cose che ancora oggi non tornano in quell'omicidio sportivo di Marco Pantani e del sogno del ciclismo, un sogno spezzato che stenta dopo 15 anni a ricomporsi e mai potrà davvero ricomporsi prima che quell'omicidio sportivo non sia completamente spiegato, ammesso, ed i responsabili puniti con relative scuse di quella cupola para-mafiosa e massonica che è diventata il vertice dello sport mondiale, il Gerontocomio Cio (cit. Aligi Pontani, amico di Gianni Mura). Non tutta la Repubblica è da buttare in capo all'Acqua, alcune Mura forti e dignitose resistono.
http://www.repubblica.it/rubriche/tempo-olimpico/2014/02/07/news/blatter-77938391/

Ps. Dopo la verità "sportiva" sarà il caso di dare alla famiglia la pace della verità sulla morte fisica di Marco.
Le tante, troppe strane coincidenze dicevamo, eh già. Ma quelle del febbraio 2004, di quel San Valentino maledetto, di quel misterioso terremoto nella lugubre stanza del Residence delle Rose, sono troppe ed inaccettabili. Come inaccettabili sono quelle strane indagini di polizia a senso unico (morte di un disadattato per droga), simili alla cieca antidoping di Verbruggen che aveva i mezzi per trovare ciò che voleva quando voleva, come voleva  ... ed anche di non trovarli.
Gliela dobbiamo tutti quella verità, perché Marco, in fondo, un poco lo abbiamo ucciso tutti (cit. Diego Armando Maradona).


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da Emitself il Mer Feb 12, 2014 2:47 pm

@BENOIT

Caro Ben,
rimango sempre impressionato dalla tua "capacità" di scrittura, intesa come facoltà di coniugare quantità, qualità e rapidità di esecuzione.
Nel merito dei contenuti, come già ti dissi una volta nell'altro forum, purtroppo non posso dire nulla: non possiedo alcuna conoscenza diretta di fatti, persone e situazioni e a ciò si aggiunge un ulteriore deficit, poiché ai tempi seguivo le vicende del ciclismo con molta meno attenzione e cura di quanto non faccia oggi.
Ergo, non posso esprimere alcun giudizio serio sulla "verosimiglianza" o meno della tua ricostruzione  storica.
Quindi invoco, se avrà tempo e possibilità, una replica di Angelo Francini.
Non posso però che apprezzare, per deformazione professionale, il tuo sforzo mirato a "unire i puntini", apparentemente lontani e dispersi, per far emergere una "figura" di senso compiuto...ribadisco: non so se questa figura assomigli tanto o un po' alla "verità", oppure se sia molto lontana da essa e fuorviante. Ma è pur sempre una "figura" interessante e complessa, che cattura l'attenzione più delle tante banalità e cattiverie lette e sentite sul "caso Pantani".  
Spero che nessuno sia tanto banale - appunto - da tacciarti di "complottismo"...io detesto le "teorie del complotto", sommamente, ma apprezzo gli esercizi fondati sull'abduzione (e il tuo lo è) in stile Sherlock Holmes (il cui "metodo", notoriamente, è stato oggetto di studi teorici molto seri e competenti, pur essendo egli un personaggio della fiction letteraria).
Anche quando, eventualmente, questi esercizi giungono a una conclusione errata, danno comunque un contributo perché costringono (o dovrebbero costringere) i detentori di un'altra verità a esporla con pari rigore, chiarezza, ricchezza di argomenti e capacità persuasiva.
C'è un solo punto che non mi torna da un punto di vista dellapura "logica"e sul quale mi interrogo anche in relazione alla mia recente lettura di "Wheelmen": il ruolo di Armstrong (inteso come atleta) nel 1999.
Tu scrivi: "Al Tour 1999 Marco Pantani non andrà ufficialmente (a detta dei media) per i suoi capricci ed i suoi intestardimenti, ma nella realtà Marco non vi andò perché l'Aso non lo volle. Il ciclismo aveva ormai altri piani, altri disegni di espansione ed un grosso investimento era all'orizzonte, supportato da una vera e propria macchina da guerra sia mediatica che di marketing. Il nome della macchina era Lance Armstrong, ma il sistema era fatto da decine di persone che da quel sistema ebbero ritorni enormi".
Ecco, io mi chiedo: come potevano essere sicuri che Armstrong, prima di correre il Tour 1999, pur avendo fornito una buona prestazione alla Vuelta della stagione precedente, fosse in grado di interpretare il ruolo di nuovo protagonista assoluto, per quanto agevolato? Come si poteva "scommettere" su Armstrong per il lungo periodo prima del Tour 1999?
Questa cosa, sinceramente, non riesco a spiegarmela...
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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da eliacodogno il Mer Feb 12, 2014 2:57 pm

@Emitself ha scritto:
Ecco, io mi chiedo: come potevano essere sicuri che Armstrong, prima di correre il Tour 1999, pur avendo fornito una buona prestazione alla Vuelta della stagione precedente, fosse in grado di interpretare il ruolo di nuovo protagonista assoluto, per quanto agevolato? Come si poteva "scommettere" su Armstrong per il lungo periodo prima del Tour 1999?
Questa cosa, sinceramente, non riesco a spiegarmela...
Mi faccio la stessa domanda visto che il dubbio emerge anche nella biografia di Hamilton, nel quale l'intero Tour 99 viene visto come serie di casualità sulle quali comunque nessuno avrebbe scommesso. Ci tornerò appena finirò, però questo è un argomento (fra i tanti) che mi ha lasciato senza risposte


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da BenoixRoberti il Mer Feb 12, 2014 7:08 pm

@Emitself ha scritto:il tuo sforzo mirato a "unire i puntini", apparentemente lontani e dispersi, per far emergere una "figura" di senso compiuto...ribadisco: non so se questa figura assomigli tanto o un po' alla "verità", oppure se sia molto lontana da essa e fuorviante. Ma è pur sempre una "figura" interessante e complessa, che cattura l'attenzione più delle tante banalità e cattiverie lette e sentite sul "caso Pantani".
Non ho una particolare scrittura, anche perché non ho avuto una formazione umanistica (azz!). Ho il massimo rispetto di chi Scrive, vedi Morris, e vedi (permettimelo) uno che si firma Emit ..., ed altri ancora qui dentro.
Non voglio fare il falso modesto però. So che su un punto sono abbastanza forte: il metodo analitico (formazione elementare montessoriana) e la memoria per i fatti e e le storie.
La correlazione fra fatti in memoria mi permette di arrivare abbastanza rapidamente ad individuare dei fili logici, talvolta azzeccandoci. L'importante è appuntarsi osservazioni e concetti in modo geometrico, anzi geografico, tracciando il profiling dei personaggi coinvolti nelle storie.

@Emitself ha scritto:Spero che nessuno sia tanto banale - appunto - da tacciarti di "complottismo"...io detesto le "teorie del complotto", sommamente
All'accusa banale di "complottismo" ci ho fatto il callo, e in qualche modo è anche utile per tenere la barra dritta sul metodo analitico. Confrontandoti con persone oneste intellettualmente e rigorose nella analisi si riesce poi a trovare sempre il miglior equilibrio possibile tra ampiezza di vedute e profondità nella comprensione della realtà, oltre la scorza dell'apparenza.

@Emitself ha scritto:C'è un solo punto che non mi torna da un punto di vista dellapura "logica"e sul quale mi interrogo anche in relazione alla mia recente lettura di "Wheelmen": il ruolo di Armstrong (inteso come atleta) nel 1999.
Tu scrivi: "Al Tour 1999 Marco Pantani non andrà ufficialmente (a detta dei media) per i suoi capricci ed i suoi intestardimenti, ma nella realtà Marco non vi andò perché l'Aso non lo volle. Il ciclismo aveva ormai altri piani, altri disegni di espansione ed un grosso investimento era all'orizzonte, supportato da una vera e propria macchina da guerra sia mediatica che di marketing. Il nome della macchina era Lance Armstrong, ma il sistema era fatto da decine di persone che da quel sistema ebbero ritorni enormi".
Ecco, io mi chiedo: come potevano essere sicuri che Armstrong, prima di correre il Tour 1999, pur avendo fornito una buona prestazione alla Vuelta della stagione precedente, fosse in grado di interpretare il ruolo di nuovo protagonista assoluto, per quanto agevolato? Come si poteva "scommettere" su Armstrong per il lungo periodo prima del Tour 1999?
Questa cosa, sinceramente, non riesco a spiegarmela...

@eliacodogno ha scritto:Mi faccio la stessa domanda visto che il dubbio emerge anche nella biografia di Hamilton, nel quale l'intero Tour 99 viene visto come serie di casualità sulle quali comunque nessuno avrebbe scommesso. Ci tornerò appena finirò, però questo è un argomento (fra i tanti) che mi ha lasciato senza risposte
Rispondo ad entrambi congiuntamente, anche se sarò parziale nella risposta ad Elìa perché ahimè del libro di Hamilton ho solo letto le recensioni ed i commenti. Non so perché, ma l'ho sottovalutato perché a quel punto la patata bollente era già in fase esplosiva e leggere lo scadimento dei rapporti all'interno di quella squadra mi procurava solo imbarazzo e fastidio. Dovrò recuperare. Di certo siete più in grado voi di "collegare i puntini".

Vengo alla domanda centrale.
Come potevano gli uomini del progetto Armstrong prevedere con certezza quel risultato? Lo sport non è una scienza esatta, matematica. Tutto vero.
Dirò di più. Allo stato non siamo in grado nemmeno di sapere se il progetto si chiamò sin dall'inizio Lance Armstrong.
Al massimo avvenne dopo la Vuelta 98, ma potrebbe anche essere cominciato qualche mese prima, ragionevolmente. Di certo l'Uci ha dato più volte segno di avere sotto controllo la tempesta che colpì il Tour 1998, fatto che alla luce delle scoperte successive ha aperto scenari completamente nuovi, confermando ipotesi già emerse da tempo (Morris docet). E' questo un punto molto delicato, perché se venisse confessato il dolo, l'opinione pubblica francese obbligherebbe il vertice Aso ad una azione legale nei confronti di Verbruggen. E' questa una ipotesi che metterebbe in imbarazzo tanto l'Aso che l'Uci, perché anche l'Aso ha i suoi scheletri e sollevando un coperchio non sai mai che tipo di verminaio potrai poi trovare, magari pure infettivo.
Questo è comunque probabilmente un compito della costituita CIRC, la commissione indipendente d'inchiesta dell'Uci.
Molto dipenderà anche dalla volontà e disponibilità di Armstrong a raccontare questi fatti. E per questo è probabilmente in corso una trattativa, che vale anche per tutti gli altri squalificati e/o squalificabili come riportato in questo pezzo di ieri di Velonation:
http://www.velonation.com/News/ID/16288/Details-of-year-long-three-million-Swiss-franc-investigation-into-doping-Armstrong-and-the-UCI-unveiled-by-the-CIRC.aspx?

Non ho tutti gli elementi per rispondere alle domande, ma certamente possiamo analizzare gli elementi certi, i fatti, separati dalle interpretazioni da me fatte, per vedere le possibili ipotesi alternative.

1995 - Verbruggen, grazie alla discussione avviata dai team sulla ripartizione dei diritti televisivi, concorda con Ian T. Todd il disimpegno di IMG dalla iniziativa dei team (i diritti tv ai team gli provocavano un'allergia istantanea)

1995-1999 - Viene messo a punto, concordato probabilmente fra Verbruggen e Todd un progetto di sviluppo del ciclismo con un ruolo rilevante per IMG (Todd entrerà anche nel board del Centre Mondiale du Cyclisme dell'Uci); quando questo progetto prenda la piega della "conspiration" delle carte Usada non lo sappiamo, come non sappiamo quando nasca l'idea dell'investimento su Armstrong;

Tour 1998 - Il Tour viene fatto a fettine dalle inchieste sul doping e cade in crisi profonda, anche finanziaria.
Vuelta 1998 - Inizia il tam tam sulla figura di resuscitato miracoloso di Lance Armstrong

Fine 1998 - IMG porta alla società del Tour denari freschi delle Tv americane ed in generale IMG entra pesantemente nel ciclismo ampliando i propri interessi;

1999 - Arriva alla Us Postal come preparatore il migliore sul mercato, il più perversamente preparato, il più spregiudicato; forse l'unico preparatore che si era mai preso il lusso di condizionare alla radice una corsa, facendo ridicolizzare letteralmente un intero gruppo incapace di raggiungere in blocco la fuga di tre compagni di squadra.
Non era il Padreterno, ma nel ciclismo certamente lui poteva parecchio. Ad oggi non è ancora chiarissimo quale fosse il suo legame col management del team; sappiamo tanto solo del suo rapporto con Lance Armstrong, e l'inchiesta di Padova aveva dato ad intendere che però vi era anche una rete svizzera di legami societari fra alcuni ex manager IMG ed il dottor Mito, al secolo Michele Ferrari, che a detta di un servizio della Gazzetta faceva arrivare in una di queste società i suoi proventi. Niente è poi successivamente emerso di ulteriormente rilevante.

Giugno 1999 - Pescheux contattato da Gaul e da altri chiude senza alcun dubbio la porta a Pantani al Tour. L'Aso (in quel momento ancora Societé du Tour de France) non può compromettere gli investimenti americani e lo fa capire riservatamente a chiare lettere. Di questi fatti riservati si sono testimonianze dirette.

Luglio 1999 - Verbruggen tesse le lodi della stella emergente con una immedesimazione totale nel personaggio Armstrong (sospetta solo per pochi allora).

Luglio-Agosto 1999 - La macchina da guerra, informativa da un lato e di marketing dall'altro, mette in mostra il suo enorme potenziale. Non è un potenziale spontaneo, genuino nella sua costituzione, ha da subito un chiaro scheletro precostituito su cui si è andato rafforzando il resto (una sorta di giornalismo embedded). Non è questo un aspetto che negli Stati Uniti, a digiuno di ciclismo nonostante Lemond, potesse essere automatico.
Comunque sia, perché con Lemond i media americani non erano stati così presenti nonostante la maggior pronosticabile performance del grande Greg?
La figura e la storia di Lance Armstrong diventano patrimonio di tutti, ripetuti quasi ossessivamente dai media mainframe e la stampa europea embedded scimmiotta quella americana. Ai francesi, ciclofili a parte (intenditori sospettosi sin da subito), la storia non dispiace e poi porta il Tour e la France oltreoceano. Clinton parla della Francia e impugna la Maillot Jaune orgoglio della grandeur francese.
A tutti sta bene così e tanti ci campano, anzi, grasso che cola.

Questo sono i fatti più o meno sintetizzati, a voi per ipotesi alternative.
Non so quanto sia possibile ricostruire un legame fra questi fatti rifacendosi alle rivelazioni dei gregari postini ed esploratori perché i contatti col potere sportivo e coi canali di marketing, come Wheelmen ed anche LA Confidential descrivono compiutamente, li tiene solo ed esclusivamente Lance Armstrong con il suo cerchio magico.
Ai postini viene fatto capire, sia con l'ostentazione che con l'arroganza, che lui può quello che vuole, ma di ciò che Lance e Bruyneel concordano con l'Olimpo politico e del marketing, al momento sappiamo poco per testimonianza ed ammissione diretta. Possiamo solo immaginare per deduzione dall'analisi dei profili dei soggetti coinvolti e di alcuni eventi certi (sponsorizzazioni, diritti tv, materiale fornito dalla Procura di Padova all'Usada, indiscrezioni giornalistiche e fatti narrati nei libri e mai smentiti).

Da uomo di marketing c'è infine un elemento che vorrei porre in luce e che riguarda Marco Pantani.
Non è un elemento di fatto, ma se ricordate quel periodo, le discussioni striscianti e la propaganda sono certo che vi riconoscerete e magari saprete aggiungervi dei particolari ulteriori.

Da parte dell'entourage armstronghiano e da parte dei media schierati militarmente per il texano venne subito messo in campo un bombardamento mediatico verso Pantani. Non era una avversione spiegabile in termini sportivi. Assolutamente. Gli incroci fra i due sino al 1999 non avevano avuto alcuna significatività.
Quell'astio nasceva in altre stanze, ben diverse dagli spogliatoi utilizzati dai ciclisti o dai van e pullman che ospitavano le squadre.
Quell'astio nasceva sulle scrivanie del marketing armstronghiano. Era scientifico, mirato, efficace, niente a che vedere con le ruspanti rivalità Moser-Saronni Anquetil-Poulidor o Hinault-Fignon-Lemond.
Quell'odio per Pantani, "il dopato", era funzionale all'affermazione del personaggio Armstrong.

Pantani era forza della natura, umanità prorompente, contagiosa, un fenomeno di simpatia ed immedesimazione per intere fasce sociali tanto in Italia, quanto in Francia, Spagna e certamente in tutti coloro che avevano in corpo il virus ciclistico, la storia e la tradizione profonda di questo sport.
Pantani era un grande sin dalle categorie inferiori, aveva vinto nell'interesse generale il Giro Dilettanti.
Chi se lo filava invece negli ultimi anni il GiroBio? Giusto gli addetti.
Armstrong invece è un parvenu del ciclismo ed in quattro anni ha compiuto una radicale metamorfosi da classicomane a uomo da GT, passando per un terribile cancro al testicolo, con metastasi in corpo.
La storia di Armstrong confligge con la figura cristallina di Marco Pantani sia in termini di valori sportivi naturali che, soprattutto, in termini di marketing per il coinvolgimento emotivo genuino che Pantani procurava.

La figura di Pantani andava distrutta, demolita radicalmente, Al romagnolo andavano minate le certezze, tagliate le ali e, se necessario, segate le gambe. Ciò nonostante al rientro sportivo del suo fantasma, seppe fare quello che ben sappiamo.

Lascio a voi per ipotesi e/o interpretazioni diverse possibili.


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da baracco bama il Mer Feb 12, 2014 9:47 pm

@BenoixRoberti ha scritto:


Lascio a voi per ipotesi e/o interpretazioni diverse possibili.

La mia ipotesi, nel nome di Occam.
Quel mattino, a Campiglio, andò semplicemente storta la routinaria "operazione San Gennaro"
Al telefonato controllo di prassi dell ematocrito si predispose la altrettanto routinaria "puliziata" del sangue; qualcosa (tempi, dosi, modalità) andò storto.
Si pensò di avere il solito 48, uscì il 52.
No Roswell, no scie chimiche, ne complotti giudaico-massonici.
Fu un semplice errore metodologico.
Mi pare che come ipotesi regga.
Sarebbe interessante sapere  l' ipotesi di chi fu presente allora a Campiglio.
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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da BenoixRoberti il Mer Feb 12, 2014 11:09 pm

Ogni contributo è prezioso e ciascuno dà quello che può. Very Happy
E lo dico con mestyzia Wink

Non mi sottraggo in ogni caso al ragionamento.
Premetto che semplificare è utile in molti casi, sempre che l'operazione sia scrupolosa e non dozzinale, nell'analisi matematica come in quella dei fatti.

Ad una affermazione del genere posso anche rispondere che è possibile e che, magari, due anni fa poteva anche essere esaustiva in assenza di novità. Opinione legittima.
Oggi mi vien da dire: eh beh, che ci azzecca?

Il fatto è che da due anni a questa parte di novità ne sono emerse e parecchie. La corruzione in ambito Uci è stata provata ed è stata oggetto di uno specifico atto di accusa nei confronti della vecchia dirigenza.
C'è una commissione che sta indagando al riguardo.

Pertanto quelle frasi potrebbero descrivere sommariamente il 5 giugno 1999, ma il quadro di fatti emersi ed i sette Tour cancellati hanno un peso nella storia di questo sport, come nella storia di Marco Pantani, al di là di quel superficialissimo esame del 5 giugno 1999. Non fosse stato il 5 giugno ci sarebbe stato un 5 luglio ... e qualcosa ci sarebbe stato comunque. Pantani non era più gradito, l'Uci aveva altri progetti.

Non ci fu nessun complotto contro la persona Pantani, ci fu un interesse di business che vedeva Pantani come un ostacolo, come ostacoli furono in tempi successivi in misura minore altri avversari del progetto Uci.
Solo uno era garantito, e sarà poi solo lui a pagare (per ora).


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da contropenna il Gio Feb 13, 2014 12:33 am

In questi giorni i quotidiani sono pieni di resoconti sulla vicenda e si leggono cose di ogni genere, che dimostrano come ognuno scriva e parli principalmente, ed a sproposito, per un suo interesse e non per cercare la verità.
Il famoso libro di Brunel: io non l'ho letto, ma leggendo ciò che scrivono coloro che lo hanno letto trova affermazioni, che quasi si vogliono far ergere a prove inconfutabili, che invece definire ridicole é un eufemismo.
Peccato che noi mortali non si possa avere o trovare un sito che riporti le carte di quell'inchiesta.
Si potrebbe fare un serio confronto e verifica che ritengo sbugiarderebbe molti personaggi che in questi anni hanno scritto.
Qualcuno ci può aiutare in tal senso.


Ultima modifica di contropenna il Gio Feb 13, 2014 11:03 am, modificato 1 volta
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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da BenoixRoberti il Gio Feb 13, 2014 12:41 am

No, come ti ho scritto in pm quella è la versione di un sito che dice di citare il libro di Brunel.
Non sono certo che i dati riportati siano davvero del libro. Gli orari sembrano anche a me sballati.
Il libro è stato scritto con scrupolo e rispetto delle documentazioni processuali tanto che, pur contenendo parecchie affermazioni di "peso", per non dire imbarazzanti, non ricevette alcuna querela e, soprattutto, fu apprezzato per il lavoro organico di raccolta dei dati stessi e riorganizzazione argomentata.
Poi se uno vuole sindacare le opinioni dello scrittore e le sue ipotesi è liberissimo di farlo. Quello ci sta.
Ma non mi sembra il caso di sparare a naso contro la parte analitica di quel libro nello stesso modo in cui alcuni siti sparano le loro "verità". Se lo recupero (l'ho perso, non lo ritrovo nella libreria, accidenti!) te lo faccio avere.
Credo che non sia un problema risalire al materiale processuale e concordo con la volontà auspicata di analisi scrupolosa dei fatti.

Devo ammettere che apprezzo molto il fatto che tu voglia mettere a confronto la tua memoria di osservatore con quanto emerso in sede processuale e con quanto messo nero su bianco da Brunel. Solo un piccolo appunto, questa operazione avrebbe dovuto avvenire prima, da parte di tutti voi osservatori, senza farvi influenzare dai deliri mediatici di quel periodo e dagli opposti estremismi che poi si manifestarono (quelli di cui parla Mura).
Comunque meglio farlo tardi che mai. Sfatiamo dubbi e versioni di ipotesi con tutto lo scrupolo analitico possibile.

Molti sono coloro che sono rimasti sorpresi, anzi sbigottiti, di quanto scritto in questo articolo:
http://www.lanazione.it/prato/cronaca/2014/02/10/1023802-Pantani-ricordo-Rempi-internet.shtml
In tanti ormai coltivano la loro versione, la loro verità ... per non dire romanzi. Tiremm innanz.

DA NON PERDERE E ASSOLUTAMENTE DA REGISTRARE !
(CON DUE SCHERMI PER SEGUIRE ANCHE RAISPORT)

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Ciclismo, su Italia 1 uno speciale dedicato a Marco Pantani
A 10 anni dalla scomparsa del Pirata, uno speciale ne ripercorre le tappe fondamentali della sua vita
12 Febbraio 2014
Ciclismo, su Italia 1 uno speciale dedicato a Marco Pantani
A dieci anni esatti dalla scomparsa, Sport Mediaset dedica una serata a Marco Pantani. Uno speciale che, attraverso nuove testimonianze e documenti inediti, tornerà a indagare sui due momenti cruciali che hanno segnato la vita del Pirata. Dal controllo medico di Madonna di Campiglio, nel 1999, dove Pantani venne sospeso dal Giro per un elevato livello di ematocrito e di cui sarà trasmessa un’intervista esclusiva ad un testimone oculare che assicura che, invece, quella mattina Marco era in regola. E la notte di Rimini, dove nuove prove cercheranno di far luce sulla dinamica della misteriosa morte del ciclista romagnolo, trovato senza vita la mattina del 14 febbraio 2004.

In studio conduce Claudio Brachino, ospiti la madre di Pantani, Tonina, il legale della famiglia Pantani Antonio De Rensis e il giornalista Davide Dezan, testimone oculare dei trionfi, ma anche del dramma personale, del Pirata.

MEDIASET ITALIA 2, VENERDÌ 14 FEBBRAIO, ALLE ORE 14.30 “NASCE IL MITO PANTANI”
Cinque ore dedicate ai trionfi del ciclista italiano, con la riproposizione delle due tappe che hanno portato il Pirata nell’olimpo dei ciclisti: le vittorie nel Giro del 1994 a Merano e all’Aprica, quest’ultima con uno scatto sul Mortirolo con il quale Pantani lasciò dietro un mostro sacro come Miguel Indurain. Due exploit che su Italia 1, il canale che ai tempi trasmetteva il Giro, raggiunsero picchi di 7 milioni di telespettatori e del 60% di share.
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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da baracco bama il Gio Feb 13, 2014 7:43 am

Francini  era presente a Campiglio se ho capito bene.
Qual'è la sua versione? Ha voglia di renderla pubblica?

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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da angelo francini il Gio Feb 13, 2014 11:12 am

@BenoixRoberti ha scritto:No Angelo, come ti ho scritto in pm quella è la versione di un sito che dice di citare il libro di Brunel.
@ BenoixRoberti
Non capisco il riferimento di questo tuo intervento! Ci siamo solo scambiati messaggi in pm su questo argomento.
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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da BenoixRoberti il Gio Feb 13, 2014 11:19 am

@baracco bama ha scritto:Francini  era presente a Campiglio se ho capito bene.
Qual'è la sua versione? Ha voglia di renderla pubblica?
Ti confesso, come ho scritto sopra, che avevo replicato ad una sua PM in cui commentava il post di Contropenna, dopo aver letto gli orari riportati su alcuni siti ed attribuiti al libro di Brunel.
Secondo lui quegli orari non sono veritieri.
L'ho invitato a descrivere i fatti per come li vide lui testimone diretto.
Spero voglia/possa intervenire.

Comunque caro Baracco, vorrei che tu riconoscessi la validità intellettuale della mia ipotesi (non l'ipotesi), sulla scorta di quanto poi emerso. Nella mia ipotesi gli eventi del 5 giugno non ricalcano tutta l'importanza che gli attribuisci tu e che dovrebbe consentirti di sfottere col solito rasoio di Occam e di tacciare una ricostruzione motivata con il solito banale, banalissimo, e a questo punto offensivo, complottismo ... di questa cippa.


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da BenoixRoberti il Gio Feb 13, 2014 11:32 am

@angelo francini ha scritto:
@BenoixRoberti ha scritto:No Angelo, come ti ho scritto in pm quella è la versione di un sito che dice di citare il libro di Brunel.
@ BenoixRoberti
Non capisco il riferimento di questo tuo intervento! Ci siamo solo scambiati messaggi in pm su questo argomento.
Corretto Angelo, specifica dovuta. Mi riferivo infatti alla tua PM come, forse non chiaramente, ho scritto sopra.

Mi interessava tranquillizzarti sul libro di Brunel, proprio per quello che ha scritto Contropenna.
Sorry per il misunderstanding, che in effetti può apparire tale.
Vorrei però ribadire la bontà del lavoro di Brunel, percui invito tutti a prendere con le pinze ciò che siti e giornali potrebbero riportare.
Poi se tu vorrai esporre la tua testimonianza/opinione su quel giorno, come detto sopra, ben venga.

Sappiate che, in ogni caso, vi chiederò di prendere atto del quadro complessivo che oggi si può tracciare di quel ciclismo fine anni 90, la cui situazione è desumibile a prescindere da ciò che avvenne quel 5 giugno sul quale, però, io mi tengo la mia opinione (rafforzata), al netto di eventuali novità significative.

Baracco può scrivere che secondo lui Pantani era un dopato come tanti altri e che quel giorno gli andò male e bla, bla, bla.
Ma questo ormai non sposta più neanche di un millimetro il possibile giudizio storico sulla corruzione nell'Uci e sul fatto che tutti gli ostacoli al loro progetto furono fatti fuori.
Comunque la si pensi sul 5 giugno 1999, Marco Pantani era l'ostacolo principale a quel progetto. E quell'ostacolo fu levato di mezzo.


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da baracco bama il Gio Feb 13, 2014 1:04 pm

Grazie per l' ospitalità nel forum.

Ho semplicemente espresso un ipotesi, senza aver pretesa che sia quella corretta, ipotesi che ha il pregio di essere semplice, credibile e che non  ha bisogno di teoremi che coinvolgano federazioni corrotte, incidenti stradali che avverranno 5 anni dopo, costruttori di automobili che "tirano un sospiro  di sollievo".

Per citare Rempi:  

Era l’ultimo giorno del Giro, sapevamo che ci sarebbero stati controlli. Lui era tranquillo come del resto tutta la squadra Mercatone Uno-Bianchi. La sera rientrò in hotel, andò a farsi i massaggi e la mattina dopo ci fu il prelievo di sangue. Per me la procedura di prelievo fu regolare.


Ribadisco, versioni di testimoni di quel giorno sarebbero gradite.
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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da BenoixRoberti il Gio Feb 13, 2014 1:16 pm

Semplice certamente, credibile forse, corretta ... ho i miei dubbi alla luce della testimonianza citata.

Quelli che tu definisci teoremi (auspico tu abbia letto, perché l'insistenza sui "semplici" slogan mi fa sospettare ... Smile) sono in larga parte atti d'accusa ufficiali ormai, ma non importa.
Precisazione: l'incidente avvenne nel febbraio 2000, meno di un anno dopo Campiglio e, soprattutto, solo 6 mesi dopo il primo Tour del fenomeno, non cinque anni dopo. Ma non importa e quel fatto è solo una "coincidenza" e fonte di discussione, che necessità solo di approfondimento da parte di chi è ne ha la competenza, che potrebbe benissimo non contare nulla (non mi lego alle ipotesi - sono tali infatti - come fossero feticci).

Infine:
Per citare Rempi, sei proprio certo che Rempi fu testimone della "regolarità del prelievo"?
Ovvero, sei proprio certo che Rempi fu testimone in toto? scratch Embarassed
Io non ho certezze in tal senso, ma ho sentito voci "contrastanti" con questa versione narrata da Rempi su La Nazione.
Però non insisto perché io non sono stato testimone. Queste cose le sanno probabilmente in pochi, team, commissari e qualche giornalista e qualche dirigente là presente.
So soltanto che se non fosse stato presente, con quelle affermazioni il dottor Rempi si renderebbe ... inattendibile, quanto meno.

Ps. Sono anni che sento definire le mie analisi teoremi e piano piano assisto alla conferma progressiva Very Happy
Se poi parliamo dei teoremi di Morris di inizio anni 2000, che mi convinsero allora alla causa, possiamo parlare di sfondamento lungo tutta la linea. Ma anche queste tristi "vittorie" mi fan dire "non importa".
L'importante è che la verità emerga e che qualcuno tiri fuori i teoremi per darle una mano.
Chi può fare, indagare, legge i teoremi e poi si muove. Anche a questo servono giornalismo e blogghismo.


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da BenoixRoberti il Gio Feb 13, 2014 2:41 pm

E' da questa mattina che sto traducendo, a strappi, l' "omaggio" di Lance Armstrong pubblicato da CyclingNews. Si rimane sbigottiti da alcuni passaggi.
Il pezzo si presta ad una enormità di considerazioni, non solo sul rapporto Armstrong-Pantani, ma anche su quel contorno medico-mediatico che dovrebbe far vergognare i tanti che due anni fa hanno fatto finta di cadere dal pero leggendo le carte Usada. Certo, questi pennaioli sono buoni per tutte le stagioni.

Comunque sia, già il titolo cancella di colpo 3 lustri di fandonie e menzogne sul valore sportivo di Marco.
"Se io fossi l'artigiano (falegname), Pantani sarebbe un artista".
Se lo dice lui ...

Edit.
Per chi lo vuole leggere in inglese e coglierne le sfumature
http://www.cyclingnews.com/features/armstrong-if-i-was-the-carpenter-pantani-was-the-artist


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da cauz. il Gio Feb 13, 2014 7:25 pm

grazie in anticipo a chiunque avrà modo di registrare e condividere i vari approfondimenti previsti per domani sui vari canali. Smile


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da BenoixRoberti il Gio Feb 13, 2014 7:37 pm

Contaci. C'è una grande riservatezza attorno al materiale raccolto da Davide De Zan, anche se qualcuno pensa di avere inquadrato chi domani porterà nuovi dati, ma soprattutto su quali fatti.

C'è una intervista che, però, in queste ore sta procurando quesiti enormi a tante persone:
http://www.lanazione.it/prato/cronaca/2014/02/10/1023802-Pantani-ricordo-Rempi-internet.shtml

Ci si chiede perché questa persona affermi queste cose. E soprattutto con quali fini.
Sarebbe ora che qualcuno convochi questo signore per fargli delle domande, perché ciò che dice ... Shocked Evil or Very Mad 


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da vallelvo il Ven Feb 14, 2014 12:01 am

14.02.2004        14.02.2014         10 anni di infinita tristezza.

Il cielo piange, sono le lacrime del Pirata che chiedono giustizia. Marco era un grande a cui hanno tarpato le ali per non farlo più volare.

Il mio amico Pascal Debien mi prega di ricordarlo agli italiani appassionati di ciclismo con queste foto rinvenute in un cassonetto lungo una via di Parigi.

Raccontano il vissuto di Marco in tutte le stagioni della sua breve ed intensa vita terrena.

Ciao Pirata!





















Manola e Marco:


Quando c'era lui ...
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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da BenoixRoberti il Ven Feb 14, 2014 2:53 am



«Chi ha fatto questi protocolli, queste regole: medici o incapaci? Io ho fatto degli interventi chirurgici senza anestesia perché sono contrario ai farmaci.
Io sono un artigiano rispetto a chi frequenta i preparatori e certi centri medici. Siamo sicuri che quel sangue fosse il mio, che l’anticoagulante fosse in ordine? Mi hanno teso un’imboscata. Sento che non c’è stato nessuno onesto, ma troppi vigliacchi».
«Che ci vada Ceruti , il nostro presidente federale, a correre in bici contro Jalabert e gli altri stranieri... A me ci vorrà del tempo prima di riprendere a correre... Calciatori, ciclisti, giocatori di basket, eccetera: dobbiamo essere tutti sullo stesso piano.
Invece che cosa succede adesso? Che il CONI e la Federciclo si mettono in vetrina e si fanno belli con noi, che siamo indifesi... E allora, se non ha leggi uguali per tutti, il CONI non può essere credibile. Per cortesia, abbiate rispetto di un uomo che ha perso morale: non usatemi per lotte politiche»

Marco Pantani, 11 giugno 1999 (15 anni fa!)

"Se io fossi l'artigiano (falegname), Pantani sarebbe un artista".
12 febbraio 2014 Lettera dell'ex artista del doping protetto, oggi finalmente più "uomo"




::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Dentro queste pagine del libro di Ceniti ci sono dati processuali che pesano come macigni. Io oggi sono certo che risentendo le persone presenti, le parole raccolte ed ascoltate da costoro, comparate con gli orari indicati nei verbali del controllo presenti nelle carte processuali, sia possibile porsi delle domande importanti, molto importanti.
E chi vuole capire, capisca.
Dai verbali: 7,15 toc toc! (7,15 non prima)!
Se qualcuno è stato testimone di voci di "problemi" ben prima delle ore 7,00 che cosa aveva sentito in realtà se l'esame doveva ancora avvenire?











Chi poteva e doveva far notare ai medici che l'esame era irregolare, era per davvero presente?
O era in realtà invece assente?
E di che tipo di assenza si trattava? Forse di tipo diplomatico?
E perché a distanza di anni questi ha ritenuto di dare una versione che è smentita ampiamente dal libro di Ceniti?
Perché l'esame era decisamente irregolare e quindi facilmente contestabile.


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da eliacodogno il Ven Feb 14, 2014 9:04 am

Rabbia...
- di sapere dal passaggio nel libro dell'irregolarità del test (sarà un vizio di forma, ma sicuramente apre all'errore o al dolo)...avrei già voluto scriverne, avrei voluto soprattutto farlo approfonditamente
- di rileggere le parole di Marco, pesanti come pietre alla luce di ciò che abbiamo visto poi e che continuiamo a vedere
- di leggere le parole di Armstrong, quando a volte sarebbe più dignitoso il silenzio

Ma oggi preferisco ricordare Marco; grazie delle foto che avete caricato


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da vallelvo il Ven Feb 14, 2014 10:00 am

14.02.2014 H.6:40

Ricevo questa mail da Pascaal Debien (colui che ha prodotto le foto):

"......Je ne pouvais finir mon mail sans de parler de Marco, deja 10 ans qu'il nous a quittè, j'ai toujours autant mal au coeur. Je crois que cette blessure ne se refermera jamais......"

Sono 10 anni che ricevo da Pascal il ricordo di Marco nell'anniversario della sua dipartita.

Potrebbe lui collegarsi per visionare questo forum, cosa deve fare?
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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da eliacodogno il Ven Feb 14, 2014 10:08 am

graziano predielis ha scritto:grazie in anticipo a chiunque avrà modo di registrare e condividere i vari approfondimenti previsti per domani sui vari canali. Smile
Grazie in anticipo anche da parte mia

@vallelvo ha scritto:

Potrebbe lui collegarsi per visionare questo forum, cosa deve fare?
Assolutamente, sarebbe fantastico


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Re: Marco Pantani - L'assassinio

Messaggio Da Emitself il Ven Feb 14, 2014 1:09 pm

Ieri sera ho visto su Ansa.it che, mentre Armstrong ricordava Pantani, la signora Tonina Pantani si è ricordata di Armstrong e lo ha fatto, come sempre, con poche parole, tutte di buon senso.
http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_altrisport/02/13/Madre-Pantani-vorrei-vedere-Armstrong_10068839.html

Il  pezzo firmato dal Lanza su CyclingNews è "controversial"...per dirla con le mie parole, è il solito "gordongekkismo": c'è del buono e del sincero, mixato con affermazioni molto discutibili, il tutto con un retrogusto un po' "tattico" che alla fine disturba.
Ciò non toglie che il Lanza sia comunque, nonostante tutto, un personaggio interessante e un soggetto/oggetto clamoroso per esercitarsi con l'ermeneutica.
Vi consiglio di leggere i commenti dei lettori, in fondo al suo pezzo: alcuni sono notevoli.

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Re: Marco Pantani - L'assassinio

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