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Jacques Romain Georges Brel

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Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Dom Ago 04, 2013 11:43 am

Da quando ho conosciuto questo artista (da pochi mesi, anche se mi pare da sempre) mi sembra di aver fatto "passi da gigante" nella comprensione dell'uomo e della sua grandezza. Me ne ero innamorato subito, anche se non ne sapevo molto, ma credo che il "colpo di fulmine" si sia rivelato esatto e, come accade spesso, si è trasformato in amore. La cosa che mi fa più piacere è che non sono il solo e voglio proprio cominciare questa discussione qui con la traduzione di una lettera scritta nel 1954 da Juliette Greco.
"Ho incontrato Jacques Brel l'anno del suo arrivo a Parigi e cme dicono, così bene i canadesi, *je suis tombéè en amour* (in italiano, mi sono innamorata). Fra i tesori che mi ha proposto di cantare, c'era una canzone che, per l'epoca, era difficile, dura - Ça va (le diable) - Ho scelto quella e gli ho detto perché. Io ero abbastanza celebre, lui non ancora. Egli non aveva bisogno di me per le altre canzoni, ma per quella, senza dubbio, sì. Gli ho fatto capire la mia emozione e la certezza che sarebbe prest diventato ... quello che poi è stato e mi sentivo fiera e felice di aver incontrato un uomo come lui. La nostra amicizia è nata quel giorno e non è mai cessata: egli ha scritto per me e io canto per lui con tutte le mie forze, nel mondo intiero. Con amore. Jacques ha saputo dire tutto.



Il diavolo (va bene)

Un giorno, un giorno il diavolo è venuto sulla terra,
un giorno il diavolo è venuto sulla terra
per sorvegliare i suoi interessi, Egli ha visto tutto
e tutto ha sentito il Diavolo.
E dopo aver sentito tutto, e dopo aver
visto tutto,
è tornato a casa, là.
E lì, c’è stato un grande banchetto,
alla fine del banchetto, il Diavolo si è alzato
e ha pronunciato  un discorso:

Va Bene
Ci sono sempre, dappertutto,
Luci che illuminano la terra
Va bene
Gli uomini giocano come matti
al pericoloso gioco della guerra
Va bene
I treni deragliano con rumore
Perché dei ragazzi, pieni di ideali,
Mettono  bombe sui binari
E ciò crea dei morti originali
Morti senza confessione
Confessione senza remissione
Va bene

Niente si vende, ma tutto si acquista
L’ onore e anche la santità
Va bene 

Gli Stati si nascondono
In forma di società anonime
Va bene

I grandi si disputano i dollari
Arrivati dal paese dei bambini
L’ Europa ripete l'Avaro
In una cornice del novecento
E ciò provoca il morto di fame
E la fame dei popoli
Va bene

Gli uomini hanno visto tante cose che
I loro occhi sono diventati grigi
Va bene

E non si osa nemmeno più cantare
Per le strade di Parigi
Va bene 

Si trattano le persone coraggiose come pazzi
E poeti da sempliciotti
Ma su tutti i giornali
Tutti i bastardi hanno la loro immagine
Questo fa male alla gente onesta
E fa ridere invece quelle disoneste

Va bene, va bene


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Lun Ago 05, 2013 9:15 am

Il padre de "petit Jacky" prima della sua nascita aveva condotto una vita avventurosa in Congo, ma poi aveva rinunciato e questa diserzione diventerà uno dei temi preferiti della sua opera. D'altra parte è dall'infanzia che l'uomo trae ogni sua risora, anzi, secondo il Nostro: "Non si lascia mai questo stato, perché non si finisce mai di correre dietro ai sogni che avevamo da piccoli". E infatti nella mia vita ho cercato di relizzare il mio sogno, che non era quello di cantare, ma di proiettare i miei sogni all'esterno, ciò che in psicologia si chiamerebbe fenomeno di compensazione: si racconta quello che non siamo stati capaci di fare e in tutta la mia vita ho cercato di raccontare ciò e ho dovuto lavorare molto per ottenerlo." La sua vita reale era composta da una padre troppo adulto, un fratello maggiore troppo grande e da una madre troppo presa da una seconda vita e pertanto la sua infanzia passava con anonimi silenzi, false riverenze e soprattutto mancanza di incentivi, insomma ciò che predominava era la noia e il suo solo rifugio era il ciclismo. Amava molto correre sulla sua bici e quasi tutti i giorni andava in una specie di falsa pista nei sobborghi di Bruxelles e pedalava fin quasi a cadere per la stanchezza; era lo sfinimento totale e solo allora era felice. E anche da adulto la vitalità per lui corrispondeva all'esaurimento fisico alla fine di una bella giornata di attività, dove non aveva mai avuto il tempo di "assopirsi". Quest è la prudenza. Very Happy
Dunque Jacques ha vissuto una infanzia solitaria che ha favorito la sua capacità a costruirsi un universo immaginario, nel quale l'artista troverà l'ispirazione e la forza per costruire i suoi sogni. D'altra parte il deserto non è propizio all'apparire dei miraggi?




La mia infanzia passò
tra silenzi e grigiume
tra false riverenze
e guanciali di piume
d'inverno ero nel ventre
della gran casa scura
che era ancora a Talnor
tra i giunchi della pianura
d'estate in mezzo al grano
m'immaginavo indiano
m'avevo già capito
che mi avevano rubato
i miei sogni preferiti
e il far-west

La mia infanzia passò
con le donne in cucina
mentre io sognavo la Cina
le vedevo invecchiare
i maschi chiusi e seri
fumavano al camino
vagavano così lontano
e di me non si accorgevano
non sapevano di me
che ogni notte piangevo
nel mio letto e sognavo
di salire sul tetto
e di prendere un treno
che non ho preso mai

La mia infanzia passò
tra le serve e le governanti
e mi stupivo un po'
che non fossero piante
mi stupiva vedere
quei miei parenti tutti
andar di morte in morte
fieri dei loro lutti
mi stupiva di più
far parte di quel branco
che mi teneva al laccio
pensando fosse amore
io ostile come un riccio
con un agnello in cuore

La mia infanzia scoppiò
e fu l'adolescenza
e il muro di silenzio
un giorno si squarciò
fu la mia prima passione
la mia prima dolcezza
la mia prima tenerezza
la mia prima paura
e volai ve lo giuro
vi giuro che ho volato
non ero più perbene
a cuore spalancato
e … “la guerre arriva”
e poi e poi noi qui stasera


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Mar Ago 06, 2013 11:36 am

Questa canzone, scritta proprio sotto le armi, a vent'anni, evoca l'assurdità della vita militare, dove si cerca in tutti i modi di spersonalizzare l'individuo, per confonderlo nella massa informe di un universo volgare, fondato sul l'uomo "virile" al servizio della gerarchia, una matricola anonima manipolata per i disegni strategici della nazione. Twisted Evil 



Nudo nella salvietta che usavo da bermuda,
Ero di fuoco in faccia, col mio sapone in mano.
Avanti un altro, avanti un altro.
Perché avevo vent'anni e si era in centoventi
Ad essere il seguente di quello che seguivi.
Avanti un altro, avanti un altro.
Perché avevo vent'anni e mi stavo scafando
Al casino ambulante di un'armata in campagna.
Avanti un altro, avanti un altro.

Io avrei preferito un po' più di tenerezza
Oppure un sorriso o almeno averne il tempo.
Ma avanti un altro, avanti un altro.
Non fu una Caporetto ma neppure Vittorio Veneto,
Fu l'ora in cui rimpiangi di essere poco pratico.
Avanti un altro, avanti un altro.
A sentire quel caporale lacchè dei miei pendenti,
Son colpi da crearvi armate di impotenti.
Avanti un altro, avanti un altro.

Lo giuro sulla testa di quel mio primo scolo:
Da allora quella voce la sento ancora in me.
Avanti un altro, avanti un altro.
Quel respiro pesante e quell'alito forte
E' un fiato di violenza, un alito di morte.
Avanti un altro, avanti un altro.
E da allora ogni donna nell'atto di accettare
Le mie mani insicure mi sembra mormorare:
Avanti un altro, avanti un altro.

Tutti gli altri del mondo si dessero la mano,
Ecco che cosa grido la notte nel delirio.
Avanti un altro, avanti un altro.
E quando non deliro trovo che è più umiliante
Avere un proprio seguito che essere un seguente.
Avanti un altro, avanti un altro.
Un giorno mi farò eremita o santone indù,
Qualcosa, ma vi giuro che non sarò mai più
Quell'altro, quell'altro.


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Mer Ago 07, 2013 12:38 pm

Nella primavera del 1955 Jacques fa un incontro determinante: Georges Paquier che oltre a diventare il suo miglio amico (per sempre), gli farà anche da segretario, economo e anche autista. Come ricompensa Georges sarà immortalato, oltre che nei Borghesi, in una canzone sublime al lui intitolata. Essa è un inno all'amicizia con la A maiuscola, pensato proprio come una relazione amorosa, priva di sesso. Essa permea a tal punto la sensibilità di Jacques che non si potrà mai rassegnare alla perdita dell'amico e la prima cosa che penserà quando gli diagnosticheranno il cancro a un polmone, sarà che finalmente potrà raggiungere l'Amico, anche senza sapere dove. (N.B. in giovinezza Jacques ha fatto parte di un gruppo cattolico, chiamato France Cordée, che gli varrà il soprannome dispregiativo da parte di George Brassens: "L'abbé Brel".)




Jojo,
Ecco un po' d'allegria,
Del vino e qualche bionda.
Mi piace dirti che
La notte sarà lunga
A diventar domani.
Jojo,
Ti sento che ruggisci
Quel canto marino
Dove un bretone giura
Di Saint-Cast che dimora
Al fondo della bruma.

Sei sottoterra, Jojo, ma canti forte.
Sei piedi sotto e non sai di morte.

Jojo,
La sera anche stasera
Si riscende in pista:
Ritorni al Saint-Nazaire,
Rifaccio l'Olympia
In fondo al cimitero
Jojo,
Riparliamo in silenzio
Di vecchie giovinezze:
Ci rode a tutti e due
Che senza un po' di grinta
Il mondo s'avvilisca.

Sei sottoterra, Jojo, e sembra ieri.
Sei piedi sotto e ancora speri.

Jojo,
Ce l'hai perché all'inferno
Non ci sono più posti,
Ce l'ho con certi stronzi
Ben più stronzi di te,
Più stronzi ma più tosti.
Jojo,
Tu che capivi i fiori
Mi vedi in crisi e mi offri
Un pianto di pudore
Dove io possa affogare
Le mie banalità.

Sei sottoterra, Jojo, ma alla buon'ora…
Sei piedi sotto e fraterni ancora.

Jojo,
Ti lascio, ho preso impegno
Con certi perdenti,
Sbronzi amputati al cuore,
Andati troppo avanti
A mani spalancate.
Jojo,
Non torno in nessun posto,
Rivesto i nostri sogni
Orfano fino in fondo
Ma so bene lo stesso
Che adesso tocca a me.

Sei sottoterra, Jojo, però lo sai…
Sei sotto e t'amo come non mai.


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Gio Ago 08, 2013 10:19 am

Nell'estate del 1955 è inpegnato in una "tournée" con (fra gli altri) Suzanne Gabbriello, la figlia dell'attore-umorista e con lei ha una relazione del tipo "Je t'aime, moi non plus" , dalla quale uscirà ... a pezzi. Secondo alcuni avrebbe scritto proprio per lei uno dei suoi capolavori (inscritto nel Pantheon della canzone francese). In essa confessa che per far risorgere un amore, è pronto a rinunciare al suo orgoglio, al suo modo di pensare, a tutto insomma. Alcuni versi sono particolarmente rappresentativi.

"Laisse-moi devenir
L'ombre de ton ombre
L'ombre de ta main
L'ombre de ton chien ..."



(Nota, qui di seguito inserisco, come le altre volte la traduzione italiana, ma per chi conosce il francese (almeno un p'tit peu) penso che sia preferibile (e di molto) l'originale, perché la traduzione non riesce, secondo me, a renderne l'intensità.)

Non lasciarmi solo.
Tutti i malintesi,
Tutti i giorni spesi
Per dimenticare
Li si può scordare,
Possono svanire
Come il tempo usato
Per recriminare
Le parole dure,
Le domande poste
Solo per colpire
Il futuro al cuore.
Non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo.

Ti offrirò le gocce
Di un solo concerto,
Quelle rare perle
Scese sul deserto
Per coprirti il corpo
D'amore e di luce.
Scaverò la terra
Sotto la tua croce,
Ne farò un dominio
Dove amare è il verbo,
Dove amore è vero
E tu ne avrai l'impero.
Ma non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo.

Non lasciarmi solo.
Io ti inventerò
Le parole ignote,
Logiche insensate,
Ti racconterò
Di due condannati
Arsi per amore
E per amor rinati.
E ti parlerò
Di quei desideri
Morti disperati
Perché tu non c'eri.
Ma non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo.

A volte riavvampa
Lo sbocco violento
Del vecchio vulcano
Creduto già spento.
A volte germoglia
Su terre bruciate
Un grano migliore
Di più ricca estate.
E sarà tramonto
Di un fiammante cielo
Solo confondendo
Il rosso con il nero.
Non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo.

Non lasciarmi solo.
No, non piango, no.
Neanche una parola,
Mi nasconderò
A vederti vivere,
Ballare,
A sentirti ridere,
Cantare.
Fammi diventare
L'ombra della tua ombra,
L'ombra della tua mano,
L'ombra del tuo cane,
Ma non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo,
Non lasciarmi solo.


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Lun Ago 12, 2013 8:20 am

Diciamo che, contrariamente a Brassens, che è impregnato della tradizione maschilista mediterranea, la misoginia di Brel  non è di ordine culturale, quanto piuttosto derivante da vecchie ferite. Probabilmente ha avuto esperienze negative con alcune donne che hanno prodotto in lui il desiderio di prendersi in qualche modo la rivincita su tutte. Jacques, che si è sempre compiaciuto di avere un linguaggio molto radicale dove purtroppo si perde talvolta il senso della “nuance, riuscirà però con il tempo a farsi una visione più vera dell'altra parte del cielo e rinuncerà alle provocazioni che ha tenuto spesso nei loro confronti, forse era un modo per nascondere il terrore che aveva del sesso opposto, per ammettere infine, nella maturità, di non essere riuscito semplicemente a capirle.

“Sono cosciente di essere passato accanto, senza comprendere, a molte cose, fra cui le donne, nella mia vita. O per pigrizia, o per pudore o … Non sono soddisfatto di nessuna spiegazione, ma resta il fatto di non aver compreso. E’ un lavoro enorme conoscere le donne e quindi mi limito a dire, come scusa, che le donne sono al di sotto dell’amore che io sogno, in altre parole sono al di sotto del sogno. Ma ripeto, sono sicuro di una sola cosa: non ho mai ben capito le donne e ormai è troppo tardi".

Qui di seguito ho messo due filmati: nel primo c'è la sintesi della sua vita in italiano, il secondo è una lunga intervista (purtroppo senza sottotitoli in italiano, perché io non so inserirli) dove illustra tutta la sua vita, compreso il suo rapporto con le donne.




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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Mar Ago 13, 2013 10:53 am

il 18 settembre 1956 Brel registra una canzone che lui giudica piuttosto banale, ma che gli varrà il G.P. dell'Accademia Charles Cros.Very Happy  Questa canzone d'amore contiene, in filigrana. tutti gli ingredienti di Brel cantautore: una evoluzione musicale in crescendo, una interpretazione piena di convinzione e soprattutto le sue idee di non violenza che gli varrano in futuro una buona parte del suo successo. La voce, al sommo della sua potenza ci dice che solo l'amore può abbattere ogni ostacolo. In epoca di guerra fredda, quasi sul punto di una "escalation" che potrebbe portare alla terza guerra mondiale, gli ascoltatoti sono particolarmrnte.  sensibili al tema.

 "Quand on n'a que l'amour
pour parler aux canons
et rien qu'une chanson
pour convaincre un tambour ...
Parla Jacques: "Questa canzone l'ò scritta durante una conferanza dove si parlava di economia (trasmessa da France Culture), per me non è una canzone d'amore!"

Questa canzone comunque supera ogni aspettativa, sarà ripresa da tutti i cantati più popolari e sarà anche tradotta in parecchi paesi.



Se c'è solo l'amore
per la nostra avventura
e nulla da spartire
per la vita futura

Se c'è solo l'amore
solo lui d'ora in ora
e se crederci ancora
è la fame nel cuore

Se c'è solo l'amore
come sola certezza
e null'altra ricchezza
per lenire il dolore

Se c'è solo l'amore
per alzare le vele
e vestire di sole
le giornate più nere

Se c'è solo l'amore
come sola ragione
come solo potere
ed unica canzone

......................................

Se c'è solo l'amore
per i sogni già persi
per gridare il pudore
di essere diversi

Se c'è solo l'amore
per fissare la data
in cui ardere il cuore
di chi è solo poeta

Se c'è solo l'amore
per sentir la preghiera
di chi chiede il favore
di arrivar fino a sera

Se c'è solo l'amore
per cercare una meta
e una via disperata
per tentar la sortita

Se c'è solo l'amore
per avere coscienza
e nutrir la speranza
che non tutto è violenza

Se avremo solo amore
e nient'altro davvero
avremo nelle mani
amici, il mondo intero.


************************


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Mer Ago 14, 2013 12:05 pm

Il 25 novembre 1958 riuscirà ad esibirsi nel tempio mitico per tutti gli artisti di lingua francese: l'Olympia. Quel giorno sarà da segnare come rappresentativo di un enorme gradino salito nella scala della popolarità, perché la stampa è unanime nell'applaudire la sua enorme prestazione sulla scena.



Non saprò mai perché la pioggia
lasci là sui ripari suoi
e sciolga la sua peste grigia
per adagiarsi su di noi

non saprò mai perché Scirocco
si porti a spalla ogni mattino
la risatina dello sciocco
in dotazione a ogni bambino

io queste cose non le so
ma so che sempre t'amerò

non saprò mai perché sia dritta
la strada verso la città
perché mi porti alla sconfitta
appena il bosco lascerà

e perché mai abbia le ali
la nebbia diaccia che mi scorta
e fa pensare a cattedrali
dove passione giaccia morta

io queste cose non le so
ma so che sempre t'amerò

non saprò mai perché le vie
si offrano a me a una a una
vergini e fredde come arpie
per i miei passi senza luna

non saprò mai perché la notte
faccia del pianto una canzone
e m'abbia spinto a venir qui
ad aspettarti alla stazione

io queste cose non le so
ma so che sempre t'amerò

non saprò mai se su quel treno
pronto a raggiungere Amsterdam
prenderà posto quella coppia
di cui sarai tu l'uomo temo

che direzione prenderà
la nave che vi aspetta in porto
e che volete farmi ancora
quanto potete farmi torto

io queste cose non le so
ma so che sempre t'amerò

.......................................................................

io queste cose non le so
ma so che sempre t'amerò


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Gio Ago 15, 2013 8:23 am

Alla fine del 1959 realizza una nuovo disco che contribuirà a cancellare dalla memoria di quasi tutti il fantasma de "l'Abate Brel". Ci sono solo canzoni di alta qualità e fra esse si può citare, per cominciare "Les Flamandes", un ritratto ironico e caricaturale delle sue compatriote che, malgrado l'avanzare dei tempi nuovi, continuano a coltivare i loro sacri doveri di *bigotte*, perché contro la tradizione non si può andare.



Danzano senza parlare
Danzano nei giorni della festa
Danzano senza parlare
Danzano un luigino a testa
Danzano perché han vent'anni e si
danzano poi si fidanzano
fidanzano e poi si sposano
sposano e poi dopo affiliano
seguono così la volontà
di mamma del loro sacrestano
sua eminenza che le prediche fa
ed è per ciò che devono danzare

un due tre, un due tre, un due, un due
un due tre, un due tre, un due tre

Danzano ma senza fremere
fremere nei giorni della festa
Danzano ma senza fremere
per carità mai grilli per la testa
Danzano per han trent'anni e se
danzano la gente vedrà
che tutto va e i figli crescono
crescono mentre germoglia il grano
seguono così la volontà
di mamma del loro sacrestano
sua eminenza che le prediche fa
ed è per ciò che devono danzare

un due tre, un due tre, un due, un due,
un due tre, un due tre, un due tre

Danzano senza sorridere
sorridere nei giorni della festa
Danzano senza sorridere
sorridere però che mal di testa
Danzano a settant'anni ma
danzano e la gente vedrà
che i loro bei nipoti crescono
crescono mentre germoglia il grano
prendono anche l'eredità
di mamma del loro sacrestano
sua eminenza che le prediche fa
ed è per ciò che devono danzare

un due tre, un due tre, un due, un due, un due tre

Danzano neanche farlo apposta
Danzano nei giorni della festa
Guardale neanche farlo apposta
sembrano davvero senza sosta
Danzano anche a cent'anni ma
danzano e la gente vedrà
che tutto va che sono sempre in piedi
mentre sta per germogliare il grano
Seguono ancora l'etica
di mamma del loro sacrestano
lasci il prete che farnetica
ed è così che loro muoiono

un due tre, un due tre, un due tre, un due tre


************************


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Ven Ago 16, 2013 9:41 am

"La colombe" è una canzone di tutt'altro registro, ispirata dall'attualità che incendia le frontiere. Piuttosto che prendere direttamente posizione contro la guerra d'Algeria, Brel scrive questo "ditirambo al contrario", sprovvisto di riferimenti precisi, reso sublime dalle corde di F. Rauber. Come "Le déserteur" de Boris Vian,



questa canzone diventerà un inno contro la guerra e, ad esempio quando ci sarà il Vietnam in molti, fra cui Joan Baez la integreranno nel loro repertorio. Va detto però che tutto ciò si è prodotto al di là della volontà di Jacques che, se era stato un contestatario da giovane, da adulto rifuggeva da questo atteggiamento, perché ormai era diventato un costume corrente; [da lui Gaber riprenderà la frase seguente: "Quando un pensiero trova compagnia, forse è venuto il momento di cambiare idea".Evil or Very Mad ] ora, sono parole sue, bisogna trattare le cose in maniera poetica. Smile Ed è appunto quello che a lui riesce sempre, a differenza, secondo me, di B. Vian che riesce solo a scrivere un piccolo "pamphlet" contro la guerra, ma niente di più.  



Perché questa fanfara
Coi soldati in plotone
Che aspettano il massacro
In fila alla stazione?
Perché questo convoglio
Stertoroso che avanza
Partendo da un sopruso
Fino all'intolleranza?
Perché queste corone
E i fiori i pianti i lai,
Per l'agio di morire
Per le stronzate altrui?

Non si va più per boschi, la colomba è ferita.
Non andiamo più al bosco, l'abbiamo già abbattuta.

Perché quest'ora buia
Che butta la speranza
E la nostra giovinezza
Sotto il treno in partenza?
Perché queste tradotte
D'uomini deformati
In una sola notte
Per farne dei soldati?
Questo treno di pioggia,
Questo treno di guerra
Che corre verso il nulla
Diretto sottoterra?

Non si va più per boschi, la colomba è ferita.
Non andiamo più al bosco, l'abbiamo già abbattuta.

Perché questi sacrari
Memori di sconfitte
E queste frasi fatte
Per esequie ufficiali?
Perché i giorni di gloria
Pagati da chi è morto
Perché poi questo aborto
Possa dirsi vittoria?
Queste lande sconvolte,
Queste vite straziate
Perché l'ultima luce
Si spenga a cannonate?

Non si va più per boschi, la colomba è ferita.
Non andiamo più al bosco, l'abbiamo già abbattuta.

Perché il tuo caro volte
Cui concedi distrutta
L'onore delle armi
Prima della sconfitta?
Perché il tuo corpo sfuma,
Il tuo corpo che muore
Sulla banchina come
Un fiore su una tomba?
Perché questo futuro
Che mi violenterà
Per prendermi l'amore
E spaccarlo a metà?

Non si va più per boschi, la colomba è ferita.
Non andiamo più al bosco, l'abbiamo già abbattuta.


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Sab Ago 17, 2013 9:30 am

Brel ha raggiunto il vertice della piramide (1960) nel momento in cui l'onda "yéyé" si abbatte sulla Francia, infatti il 14 marzo 1960 J. Hallyday pubblica il suo primo disco e quello che sarà chiamato il "tornado H." sta provocando manifestazioni isteriche in un pubblico in delirio. Jacques saprà resistere alla tempesta "yéyé" ?
Nel 1961 appare il suo quinto disco e in esso si possono trovare tesori imperituri.
Fra essi possiamo parlare di "Marieke" una canzone dove il ritornello è in fiammingo, anche se poi, se si traduce, quelle frasi non significano nulla, perché in quel caso Jacques ha privilegiato l'eufonia al senso. A proposito della sua nazione fiamminga, egli ha sempre sostenuto di esserlo "par coeur" anche se la sua pronuncia non è quella di Bruges o Gand, bensì con l'accento di Amsterdam. Per tutta la vita tenderà a distinguere i "flamands" (fiamminghi) dai "flamigants" (frangia integralista della popolazione che accuserà di essere stati nazisti durante la guerra e cattolici prima e dopo. Evil or Very Mad 





Canzone comica (premette l'autore), anche se la parola giusta sarebbe sarcastica.

Messieurs les Flamingants, j´ai deux mots à vous rire
Il y a trop longtemps que vous me faites frire
A vous souffler dans l’cul, pour dev’nir autobus
Vous voilà acrobates mais vraiment rien de plus
Nazis durant les guerres et catholiques, entre elles
Vous oscillez sans cesse du fusil au missel
Vos regards sont lointains, votre humour est exsangue
Bien qu´il y ait des rues à Gand qui pissent dans les deux langues
Tu vois, quand j’pense à vous, j´aime que rien ne se perde
Messieurs les Flamingants, je vous emmerde

Vous salissez la Flandre, mais la Flandre vous juge
Voyez la mer du Nord, elle s´est enfuie de Bruges
Cessez de me gonfler mes vieilles roubignoles
Avec votre art flamand italo-espagnol
Vous êtes tellement, tellement beaucoup trop lourds
Que quand les soirs d´orage, des Chinois cultivés
Me demandent d´où je suis, je réponds fatigué
Et les larmes aux dents : "Ik ben van Luxembourg"
Et si, aux jeunes femmes, on ose un chant flamand
Elles s´envolent en rêvant aux oiseaux roses et blancs

Et je vous interdis d´espérer que jamais
A Londres, sous la pluie, on puisse vous croire anglais
Et je vous interdis, à New York ou Milan
D´éructer, messeigneurs, autrement qu´en flamand
Vous n´aurez pas l´air con, vraiment pas con du tout
Et moi, je m´interdis de dire que je m´en fous
Et je vous interdis d´obliger nos enfants
Qui ne vous ont rien fait, à aboyer flamand
Et si mes frères se taisent et bien tant pis pour elles
Je chante, persiste et signe, je m´appelle : Jacques Brel


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Dom Ago 18, 2013 9:55 am

Questa canzone prefigura Jean Ferrat "Nul ne guérit de son enfance" come forma di elogio della psicanalisi, anche se per Brel tutto ciò è involontario, perché lui non conosce molto questa disciplina. Gaber invece ne farà oggetto di studio (ad es. l'io diviso di R. Laing), anche se poi arriverà alla conclusione che l'analisi giova molto ... all'analista. Very Happy E, secondo me, parafrasa Brel anche il sommo Luigi Lombardi Vallauri quando sostiene ad es. che la religione dovrebbe essere vietata ai minori, proprio perché in quell'età si assorbe tutto quanto come spugne e poi, il male fatto, rimane per sempre. Evil or Very Mad Ritornando a Jacques, non da studioso, ma da persona intelligente, l'autore ci spiega in qual modo un uomo costruisce la sua memoria attraverso volti, paesaggi, amarezze, imposizioni: tutti elementi che modelleranno la propria sensibilità.




 
On n´oublie rien de rien
On n´oublie rien du tout
On n´oublie rien de rien
On s´habitue c´est tout

Ni ces départs, ni ces navires
Ni ces voyages qui nous chavirent
De paysages en paysages
Et de visages en visages
Ni tous ces ports, ni tous ces bars
Ni tous ces attrape-cafard
Où l´on attend le matin gris
Au cinéma de son whisky
Ni tout cela, ni rien au monde
Ne sait pas nous faire oublier
Ne peut pas nous faire oublier
Qu´aussi vrai que la Terre est ronde.

On n´oublie rien de rien
On n´oublie rien du tout
On n´oublie rien de rien
On s´habitue c´est tout

Ni ces jamais ni ces toujours
Ni ces "je t´aime" ni ces amours
Que l´on poursuit à travers cœurs
De gris en gris de pleurs en pleurs
Ni ces bras blancs d´une seule nuit
Collier de femme pour notre ennui
Que l´on dénoue au petit jour
Par des promesses de retour
Ni tout cela ni rien au monde
Ne sait pas nous faire oublier
Ne peut pas nous faire oublier
Qu´aussi vrai que la Terre est ronde

On n´oublie rien de rien
On n´oublie rien du tout
On n´oublie rien de rien
On s´habitue c´est tout

Ni même ce temps où j´aurais fait
Mille chansons de mes regrets
Ni même ce temps où mes souvenirs
Prendront mes rides pour un sourire
Ni ce grand lit où mes remords
Ont rendez-vous avec la mort
Ni ce grand lit que je souhaite
A certains jours comme une fête
Ni tout cela ni rien au monde
Ne sait pas nous faire oublier
Ne peut pas nous faire oublier
Qu´aussi vrai que la Terre est ronde

On n´oublie rien de rien
On n´oublie rien du tout
On n´oublie rien de rien
On s´habitue c´est tout


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Lun Ago 19, 2013 11:23 am

"Le moribond" è una delle sue canzoni predilette e infatti lui scrive: "Mi sento a mio agio in questo personaggio, perché amo talmente la vita!" La canzone è una feroce critica sociale, avviluppata da un "humour" sarcastico che si accentua con l'uso del linguaggio popolare. Ci sono i temi fondamentali, quasi direi ossessivi, del Nostro: la morte, la misoginia, l'adulterio. A proposito di quest'ultimo ci si può domandare se la sua visione della donna: "maitresse" traditrice gli è data dal ricordo della madre che si era, al tempo della sua infanzia, abbandonata ad alcune relazioni pericolose.Evil or Very Mad 

P.S.
Naturalmente lui è stato il primo come sempre a dire "c’est dur de mourir au printemps", che sarà ripresa, fra gli altri anche da F. De André

"Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno".





“Addio Emile ti ho amato molto
addio Emile ti ho amato molto lo sai
abbiamo cantato gli stessi vini
abbiamo cantato delle stesse ragazze
abbiamo cantato gli stessi dispiaceri
addio Emile sto per morire
è dura morire a primavera sai
ma io parto per il cimitero
con la pace nell’anima
perché visto che tu sei buono come il pane
so che ti prenderai cura di mia moglie
voglio che si rida
voglio che si balli
voglio che ci si diverta come dei matti
voglio che si rida
voglio che si balli
quando mi si calerà giù
Addio prete ti ho amato molto
addio prete ti ho amato molto lo sai
non eravamo dalla stessa parte
non facevamo lo stesso cammino
ma cercavamo lo stesso approdo
addio prete sto per morire
è dura morire a primavera sai
ma io parto per il cimitero
con la pace nell’anima
perché visto che tu eri il suo confidente
so che ti prenderai cura di mia moglie
voglio che si rida
voglio che si balli
voglio che ci si diverta come dei matti
voglio che si rida
voglio che si balli
quando mi si calerà giù
Addio Antoine non ti ho amato molto
addio Antoine non ti ho amato molto lo sai
mi rompe un bel po’ di crepare proprio oggi
mentre tu te la passi così bene
e sei più solido anche della noia
addio Antoine sto per morire
è dura morire a primavera sai
ma io parto per il cimitero
con la pace nell’anima
perché visto che tu eri il suo amante
so che ti prenderai cura di mia moglie
voglio che si rida
voglio che si balli
voglio che ci si diverta come dei matti
voglio che si rida
voglio che si balli
quando mi si calerà giù
Addio moglie mia ti ho amato molto
addio moglie mia ti ho amato molto lo sai
ma ora prendo il treno per il buon dio
prendo il treno che arriva prima del tuo
ma si prende il treno che si può
addio moglie mia sto per morire
è dura morire a primavera sai
ma io parto per il cimitero
con gli occhi chiusi, moglie mia
perché visto che li ho chiusi sovente
so che tu ti prenderai cura della mia anima
voglio che si rida
voglio che si balli
voglio che ci si diverta come dei matti
voglio che si rida
voglio che si balli
quando mi si calerà giù”.
(Traduzione di Dino Gibertoni)


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Mar Ago 20, 2013 12:08 pm

C'è una canzone poco conosciuta di Jacques, ma che credo sia una delle più impressionanti: una requisitoria d'avanguardia contro la stupidità umana, colpevole delle più vili barbarie. Jacques era piuttosto fiero di quanto ha scritto, perché ha scelto proprio quello quando lo hanno chiamato in TV per un piccolo corso sull'arte di scrivere canzoni. In quell'occasione spiega che  il testo non è definitivo ed infatti in questa prima versione ha scritto:
"Mais il sont arrivés e jai peur des soldats
Preferant la raison à la raison d'Etat"
mentre nella versione registrata
"Mais ils sont arrivés et c´est à coups de bâtons
Que la raison d´État a chassé la raison".
Si può anche dire, per chiudere la presentazione de "Les singes" che Brel inverte la proposizione di Darwin: L' uomo non rappresenta l'evoluzione della specie, ma una scimmia degenerata! Evil or Very Mad 





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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Mer Ago 21, 2013 9:31 am

"L'ivrogne" e "Le prochain amour" sono legate fra loro e autobiografiche; la seconda fa riferimento alla rottura delirante con Suzanne Gabbriello che gli piantò nel cuore il pugnale insanguinato della sconfitta amorosa. E così cerca di curare le sue ferite immaginando un nuovo idilio, cercando comunque di restare lucido. "Je sais, je sais, que ce prochain bonheur/Sera pour moi la prochaine guerre ..."
E infatti, di lì a poco quest'uomo insaziabile ha già cominciato una relazione con Sylvie, citata appunto nell'Ivrogne.



On a beau faire, on a beau dire
Qu´un homme averti en vaut deux
On a beau faire, on a beau dire
Ça fait du bien d´être amoureux

Je sais, je sais que ce prochain amour
Sera pour moi la prochaine défaite
Je sais déjà à l´entrée de la fête
La feuille morte que sera le petit jour
Je sais, je sais, sans savoir ton prénom
Que je serai ta prochaine capture
Je sais déjà que c´est par leur murmure
Que les étangs mettent les fleuves en prison

Mais on a beau faire, on a beau dire
Qu´un homme averti en vaut deux
On a beau faire, on a beau dire
Ça fait du bien d´être amoureux

Je sais, je sais que ce prochain amour
Ne vivra pas jusqu´au prochain été
Je sais déjà que le temps des baisers
Pour deux chemins ne dure qu´un carrefour
Je sais, je sais que ce prochain amour
Sera pour moi la prochaine des guerres
Je sais déjà cette affreuse prière
Qu´il faut pleurer quand l´autre est le vainqueur

Mais on a beau faire, on a beau dire
Qu´un homme averti en vaut deux
On a beau faire, on a beau dire
Ça fait du bien d´être amoureux

Je sais, je sais que ce prochain amour
Sera pour nous de vivre un nouveau règne
Dont nous croirons tous deux porter les chaînes
Dont nous croirons que l´autre a le velours
Je sais, je sais que ma tendre faiblesse
Fera de nous des navires ennemis
Mais mon cœur sait des navires ennemis
Partant ensemble pour pêcher la tendresse

Car on a beau faire, on a beau dire
Qu´un homme averti en vaut deux
On a beau dire
Ça fait du bien d´être amoureux


La sbornia

Ami, remplis mon verre
Encore un et je vas
Encore un et je vais
Non, je ne pleure pas
Je chante et je suis gai
Mais j´ai mal d´être moi
Ami, remplis mon verre
Ami, remplis mon verre

Buvons à ta santé
Toi qui sais si bien dire
Que tout peut s´arranger
Qu´elle va revenir
Tant pis si tu es menteur
Tavernier sans tendresse
Je serai saoul dans une heure
Je serai sans tristesse

Buvons à la santé
Des amis et des rires
Que je vais retrouver
Qui vont me revenir
Tant pis si ces seigneurs
Me laissent à terre
Je serai saoul dans une heure
Je serai sans colère

{au Refrain}

Buvons à ma santé
Que l´on boive avec moi
Que l´on vienne danser
Qu´on partage ma joie
Tant pis si les danseurs
Me laissent sous la lune
Je serai saoul dans une heure
Je serai sans rancune

Buvons aux jeunes filles
Qu´il me reste à aimer
Buvons déjà aux filles
Que je vais faire pleurer
Et tant pis pour les fleurs
Qu´elles me refuseront
Je serai saoul dans une heure
Je serai sans passion

{au Refrain}

Buvons à la putain
Qui m´a tordu le cœur
Buvons à plein chagrin
Buvons à pleines pleurs
Et tant pis pour les pleurs
Qui me pleuvent ce soir
Je serai saoul dans une heure
Je serai sans mémoire

Buvons nuit après nuit
Puisque je serai trop laid
Pour la moindre Sylvie
Pour le moindre regret
Buvons puisqu´il est l´heure
Buvons rien que pour boire
Je serai bien dans une heure
Je serai sans espoir

{Refrain:}

Ami, remplis mon verre
Encore un et je vas
Encore un et je vais
Non, je ne pleure pas
Je chante et je suis gai
Tout s´arrange déjà
Ami, remplis mon verre
Ami, remplis mon verre
Ami, remplis mon verre


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Gio Ago 22, 2013 1:56 pm

Ci sono altre due canzoni che sono piuttosto legate fra loro, perché “Madeleine” in qualche modo prefigura. “Ces gens là”. La prima, sotto forma di farsa, mette in scena un personaggio patetico che, malgrado tutte le sconfitte subite, continua a credere nella realizzazione dei suoi futuri sogni amorosi. E’ evidente che Brel si compiace spesso di raccontare questo tipo di individui: mediocri, se non peggio. Forse è un mezzo per lui, che soffre di un complesso riguardo alle donne, di sublimarlo? Però, secondo il Nostro “Madelaine” non è una donna, rappresenta invece l’arte di attendere, come Beckett in “Godot”, e lui è questo che fa, come coloro che parlano al mondo di una pace giusta e durevole. “Le bourgeois” rappresentano egualmente un’altra preoccupazione breliana: il fenomeno di riproduzione di ogni schema, la storia che si ripete e i contestatori diventeranno, a loro volta, contestati! Ma il fato ha voluto che né lui, né il suo amico Jo (citato nella canzone) siano diventati dei pancioni che “fanno morire il mondo per mancanza di *imprudenza*.



Sto aspettando Maddalena,
Le ho portato dei lillà,
Lo faccio ogni settimana:
A Maddalena piacerà.
Sto aspettando Maddalena,
Prenderemo il trentatré,
Poi una bella pizza al taglio,
Maddalena, io e te.
Maddalena è il mio Natale,
E' tutte le mie Americhe
Anche se è un po' su per me
Come dice suo cugino, un tale.
Sto aspettando Maddalena,
Ce ne andremo al cinema,
Potrò dirle quanto l'amo.
Maddalena gradirà.

Perché è tanto carina
Perché è tanto così
Perché è la mia regina
Maddalena che aspetto qui. Sì.

Sui lillà di Maddalena
Pioggerella anzichenò
E come ogni settimana
Maddalena tarda un po'.
Sto aspettando Maddalena,
Passa un altro trentatré,
Per la pizza sta chiudendo…
E Maddalena non c'è.

Maddalena è il mio riposo,
E' tutte le mie Americhe
Anche se è un po' su per me
Come dice suo cugino, un coso.
Sto aspettando Maddalena,
Ci rimane il cinema,
Potrò dirle ancora “Ti amo”.
Maddalena apprezzerà.

Perché è tanto carina
Perché è tanto non so
Perché è la mia regina
Maddalena che tarda un po'. No…

Aspettavo Maddalena,
Ho buttato via i lillà,
Come ogni settimana
Maddalena non verrà.
Aspettavo Maddalena,
Fottuto anche il cinema,
Resto con i miei “Ti amo”.
Maddalena non verrà.
Maddalena è proprio un guaio,
E' tutte le mie Americhe
Ma certo è troppo su per me
Come dice suo cugino, un caio.
Aspettavo Maddalena,
Toh, l'ultimo tram che va
Tutto zuppo, tutto chiuso.
Maddalena non verrà.

Però è tanto carina
Però è tanto chissà
Però è la mia regina
Maddalena che non verrà Ma…

Tornerò domani sera,
Le riporterò i lillà,
Lo farò ogni settimana.
A Maddalena piacerà.
Tornerò domani sera,
Prenderemo il trentatré,
Poi un po' di pizza al taglio,
Maddalena, io e te.
Maddalena è come un vizio,
E' tutte le mie Americhe,
Meglio se è un po' su per me,
Come dice suo cugino, un tizio.
Aspetterò Maddalena,
Ce ne andremo al cinema,
Potrò dirle quanto l'amo
E Maddalena mi amerà.



Il cuore al calduccio,
Il naso nel quartino,
Nella tampa d'Eva di Viggiù,
Con l'amico Puccio
E l'amico Dino
Bruciavam la nostra gioventù.
Puccio faceva Voltaire
E Dino Casanova,
E io, io che ero il più fesso,
Io parlavo solo di me stesso.
E quando a mezzanotte uscivano i notai
Reduci dal Club Corona D'Oro
Gli mostravamo il culo ed il buon decoro
Cantando in coro:

“I borghesi sono dei porconi,
Più diventan vecchi meno sono buoni,
I borghesi sono dei porconi,
Più diventan vecchi più sono cogl…”

Il cuore al calduccio,
Il naso nel quartino,
Nella tampa d'Eva di Viggiù,
Con l'amico Puccio
E l'amico Dino
Sbronzavam la nostra gioventù.
Puccio ballava da vicario,
Casanova non osava,
E io… io, refrattario (non lo nego),
Ero sbronzo come il mio alter ego.
E quando a mezzanotte uscivano i notai
Reduci dal Club Corona D'Oro
Gli mostravamo il culo ed il buon decoro
Cantando in coro:

“I borghesi sono dei porconi,
Più diventan vecchi e meno sono buoni,
I borghesi sono dei porconi,
Più diventan vecchi più sono cogl…”

Col cuore a riposo
Ed i piedi in terra,
Ogni sera al Club Corona d'Oro,
Con il dottor Puccio
Ed il dottor Dino,
Fra noi notai si fa un pokerino.
Puccio parla di Voltaire,
Dino di Casanova,
E io, io che sono il più riservato,
Parlo solo del mio operato.
Ed è uscendo verso mezzanotte, signor commissario,
Che dalla tampa di quella Eva di Viggiù
Dei giovani stracciaceli ci mostrano il tafanario
E per di più cantano:

“I borghesi sono dei porconi,
Più diventan vecchi e meno sono buoni”.
Così dicono, signor commissario:
“I borghesi sono dei porconi,
Più diventan vecchi e più sono coglioni…”


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Ven Ago 23, 2013 6:03 pm

Dopo il suo trionfo all'Olympia (13 ottobre 1961) J.B. si produce in una "tournéè" maratona, che lo porta in medio-oriente, Turchia, Danimarca ed Italia, mentre rifiuta di esibirsi in Spagna, perché essa si trova sotto il giogo franchista e in questo periodo non ha molto tempo per scrivere. Per cercare di rilassarsi dai troppi sforzi richiesti si trasferisce in una villetta fra Mentone e Nizza: un asilo ben scelto per calmarsi, ma soprattutto per sognare. Infatti, fra cielo e mare egli riesce a trovare il tempo per la vela, un suo sogno d'infanzia, così come volare, entrambi "reves vers l'inaccessible".



Rêver un impossible rêve
Porter le chagrin des départs
Brûler d´une possible fièvre
Partir où personne ne part

Aimer jusqu´à la déchirure
Aimer, même trop, même mal,
Tenter, sans force et sans armure,
D´atteindre l´inaccessible étoile

Telle est ma quête,
Suivre l´étoile
Peu m´importent mes chances
Peu m´importe le temps
Ou ma désespérance
Et puis lutter toujours
Sans questions ni repos
Se damner
Pour l´or d´un mot d´amour
Je ne sais si je serai ce héros
Mais mon cœur serait tranquille
Et les villes s´éclabousseraient de bleu
Parce qu´un malheureux

Brûle encore, bien qu´ayant tout brûlé
Brûle encore, même trop, même mal
Pour atteindre à s´en écarteler
Pour atteindre l´inaccessible étoile.


Sognare l'impossibile sogno,
Avere la febbre di chi va,
Andare, oltrepassare il segno,
Qualunque ventura ne verrà.
Amare fino a squarciarsi il cuore,
Amare come nessuno sa,
Tentare di sollevarsi in volo,
Salire, dar la scalata al cielo.

Questa è la mia meta, arrivare lassù,
Dare in pegno la vita
Per lottare di più
E non cedere mai,
Non volere pietà
Finché non è finita,
Addannarsi
Per la verità.
Io non so se mai ne sarò degno

O se ce la farò
Ma il mio cuore
Morirebbe sereno
Come un arcobaleno.
Amo ancora, bruciato dall'ardore.
Brucio ancora, divorato d'amore.
Sogno ancora di poter conquistare
Quella stella che brilla solo a me.


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Sab Ago 24, 2013 9:01 am

Jacques non ha avuto un "curriculum" scolastico considerevole, anzi è sempre stato un allievo indisciplinato e ha dovuto anche ripetere qualche anno. Ed ecco che con "Rosa" si prende la rivincita sui suoi compagni che non sono potuti sfuggire al destino che è stato tracciato per gli studenti modello: impiccati al loro ruolo, stabilito da altri e che sono diventati ad es. farmacisti, perché ai genitori non era riuscito realizzare quell'aspirazione. Sad


Rosa rosa rosam
Rosae rosae rosa
Rosae rosae rosas
Rosarum rosis rosis

C´est le plus vieux tango du monde
Celui que les têtes blondes
Ânonnent comme une ronde
En apprenant leur latin
C´est le tango du collège
Qui prend les rêves au piège
Et dont il est sacrilège
De ne pas sortir malin
C´est le tango des bons pères
Qui surveillent l´œil sévère
Les Jules et les Prosper
Qui seront la France de demain

Rosa rosa rosam
Rosae rosae rosa
Rosae rosae rosas
Rosarum rosis rosis

C´est le tango des forts en thème
Boutonneux jusqu´à l´extrême
Et qui recouvrent de laine
Leur cœur qui est déjà froid
C´est le tango des forts en rien
Qui déclinent de chagrin
Et qui seront pharmaciens
Parce que papa ne l´était pas
C´est le temps où j´étais dernier
Car ce tango rosa rosae
J´inclinais à lui préférer
Déjà ma cousine Rosa

Rosa rosa rosam
Rosae rosae rosa
Rosae rosae rosas
Rosarum rosis rosis

C´est le tango des promenades
Deux par seul sous les arcades
Cerclés de corbeaux et d´alcades
Qui nous protégeaient des pourquoi
C´est le tango de la pluie sur la cour
Le miroir d´une flaque sans amour
Qui m´a fait comprendre un beau jour
Qu´ je n´ serais pas Vasco de Gama
Mais c´est l´ tango du temps béni
Où pour un baiser trop petit
Dans la clairière d´un jeudi
A rosi cousine Rosa

Rosa rosa rosam
Rosae rosae rosa
Rosae rosae rosas
Rosarum rosis rosis

C´est le tango du temps des zéros
J´en avais tant des minces des gros
Qu´ j´en faisais des tunnels pour Charlot
Des auréoles pour saint François
C´est le tango des récompenses
Qui allaient à ceux qui ont la chance
D´apprendre dès leur enfance
Tout ce qui ne leur servira pas
Mais c´est le tango que l´on regrette
Une fois que le temps s´achète
Et que l´on s´aperçoit tout bête
Qu´il y a des épines aux Rosa

Rosa rosa rosam
Rosae rosae rosa
Rosae rosae rosas
Rosarum rosis rosis


************************


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Dom Ago 25, 2013 10:34 am

Siamo arrivati ad una delle sue canzoni più importanti (fra l'altro sarà votata nel 1969 come canzone del secolo in un concorso organizzato da RTB (e Jacques non è mai stato troppo amato in patria). L'autore dichiara che si tratta più di un poema che di una canzone. ;)Essa permette a J.B. di mettere in evidenza la sua identità nazionale, dopo la caricatura che ne aveva fatto con "Le Flamand". E' un capolavoro che per qualcuno richiama la pittura (non per me che di questo tipo di arte non ne capisco niente!), come se egli avesse messo il suo cavalletto davanti a un paese e un paesaggio dimenticato dalle guide turistiche. Un paesaggio modesto caratterizzato dal vento e dalle onde del mare del nord,  che nasconde i propri tesori sotto un velo di nebbia e nevischio. Le rime così ricche per un paese così piatto (e non l'inverso) prova, qualora ce ne fosse bisogno, che l'aristocrazia poetica va al di là delle cose che canta.
Si consiglia di ascoltarla e comprenderla in originale, anche se esiste una versione tradotta da Duilio Del Prete: "La bassa landa". Ma già dal titolo uno può comprendere la differenza. Wink



Le plat pays
by Jacques Brel
 
Avec la mer du Nord pour dernier terrain vague
Et des vagues de dunes pour arrêter les vagues
Et de vagues rochers que les marées dépassent
Et qui ont à jamais le cœur à marée basse
Avec infiniment de brumes à venir
Avec le vent de l´est écoutez-le tenir
Le plat pays qui est le mien

Avec des cathédrales pour uniques montagnes
Et de noirs clochers comme mâts de cocagne
Où des diables en pierre décrochent les nuages
Avec le fil des jours pour unique voyage
Et des chemins de pluie pour unique bonsoir
Avec le vent d´ouest écoutez-le vouloir
Le plat pays qui est le mien

Avec un ciel si bas qu´un canal s´est perdu
Avec un ciel si bas qu´il fait l´humilité
Avec un ciel si gris qu´un canal s´est pendu
Avec un ciel si gris qu´il faut lui pardonner
Avec le vent du nord qui vient s´écarteler
Avec le vent du nord écoutez-le craquer
Le plat pays qui est le mien

Avec de l´Italie qui descendrait l´Escaut
Avec Frida la Blonde quand elle devient Margot
Quand les fils de novembre nous reviennent en mai
Quand la plaine est fumante et tremble sous juillet
Quand le vent est au rire, quand le vent est au blé
Quand le vent est au sud, écoutez-le chanter
Le plat pays qui est le mien.


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Lun Ago 26, 2013 9:05 am

Nel marzo 1963, Brel ritorna all'Olympia per la seconda volta e in quella occasione presenta ben otto titoli nuovi che poi saranno registrati nel suo ottavo disco. Va detto "en passant" che tutte le sue registrazioni sono fatte in diretta, perché Jacques ha sempre rifiutato di mettere la sua voce su di una banda "play-back" Lo scopo è che nessun mezzo tecnico deve ridurre l'emozione, ne alterare le sfumature stabilite con i suoi musicisti e se ci sono delle imperfezioni sonore, che importa! L'importante è che l'emozione rimanga intatta. Wink Nel disco e all'Olympia apre con "Le bigottes" un deliziozo "pamphlet" che darà luogo sulla scena a una mimica colma di sarcasmo indimenticabile. Come nei "Flamands" attacca gli adepti ipocriti del "buondio". Very Happy Per esprimere il suo anticleriscalismo ironico Jacques fa uso di neologismi, di cui ha il segreto:
 
"Puis elles meurent à petit pas
A' petit feu, en petit tas
Les Bigottes
Qui cimitierent à petit pas
Au petit jour d'un petit froid ..."


 
testo tradotto da Bruno Lauzi)
Le vedi andare passin passin
sembrano tanti cagnolin
le bigotte le bigotte.
La confusione dentro è tanta
che confondono l’amore e l’acquasanta
le bigotte le bigotte.
Se fossi il diavolo per carità
io credo mi farei castrare.
Se fossi Dio sentendole pregare
la fede perderei chissà, per le bigotte.
Camminan sempre senza guardare
di contraltare in contraltare
le bigotte le bigotte.
E ci ci ci e cia cia cia
le orecchie iniziano a fischiar
son le bigotte le bigotte.
Vestite in nero come il curato
che è troppo buono con le creature
guardano in basso come se il Signore
dormisse sulle loro calzature
le bigotte le bigotte.
Sabato sera dove vai? Nelle balere
con gli operai, non con le bigotte le bigotte.
Non escon mai per la città
per via della verginità
le bigotte le bigotte le bigotte.
Escono solo durante il vespro
per lor le Messe non son mai troppe
fiere di avere così ben conservato
il diamante che hanno nelle chiappe
di bigotte.
Ma un giorno muoion pianin pianin
fuocherelìn nel polmoncìn le bigotte le bigotte.
Si incimiteran passìn passìn
nell'alba fredda di un bel mattin
le bigotte le bigotte.
E su nel cielo che non esiste
gli angeli inventano per lor le feste
con un paio di alucce rotte
le fan volare via via via via
perché le han rotte le bigotte.


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Mar Ago 27, 2013 9:41 am

In questo disco si trova anche "Les vieux" un capolavoro di iperrealismo, formato da versi di diciotto sillabe, che ci fa sentire il profumo proprio delle persone anziane e di esse jacques ci propone anche un ritratto così patetico, da sfiorare le frontiere del pudore e di quel che può essere comunque accettato. Forse, proiettando un'immagine così pessimista della vecchiaia, Brel prende inconsciamente la rivincita sul destino che, purtroppo, non gliela farà conoscere, ma forse è solo un indignarsi contro la solitudine morale in cui troppo sovente sono lasciate certe persone. Lui non si è comportato così con la persona che gli ha ispirato la canzone: sua madre. Pur dovendogli addebitare alcune sue turbe d'infanzia, Jacques adorava sua madre e andando regolarmente a farle visita durante la malattia, vedeva che ogni volta essa, purtroppo, progrediva. La madre andava in principio dal letto alla finestra e poi invece "dal letto al letto".

https://www.youtube.com/watch?v=M-nyLvIuHDU

Sempre più silenziosi
Parlano poco i vecchi, soltanto con gli occhi.
Superate le ubbie
Tirano avanti a stento, un cuore solo in due.
Da loro sa di timo, di bucato e di lavanda,
Di parole d'un tempo.
Anche se vive in centro
Vive sempre in provincia
Chi vive troppo a lungo.
A volte hanno un sorriso
Che stona un po' all'accordo del ricordo che fu,
A volte hanno una stilla
Che gli imperla le ciglia ma non piangono più.
E poi tremano un poco ascoltando le fusa
Del pendolo d'argento
Che ticchetta in salotto
E che invecchia con loro
E che dice vi aspetto.

Riposano senza sogni
Fra il pianoforte chiuso e un libro da sfogliare.
La gattina è già morta
E il Moscatello nuovo non li fa più cantare.
Nei gesti troppo rughe si aggirano in un mondo
Che si è troppo ristretto:
Dal letto alla finestra,
Dal letto alla poltrona,
E poi dal letto al letto.
Se van fuori è a braccetto
Vestiti a tutto punto col sole, al funerale
Di qualcuno che sai
Più conciato di lui, più bruttina di lei.
E nel pianto di un'ora non tengono più conto
Il pendolo d'argento
Che in salotto ticchetta
Come a fare le fusa
E a casa li aspetta.

Non è proprio che muoiano:
Raggiungono dormendo un sonno più profondo.
Si tengono per mano
Si tengono e un mattino non si trovano più.
E l'altro resta lì, che sia il buono o il cattivo,
Il saggio o il perdigiorno,
Questo non conta niente.
Uno resta e innocente
Si ritrova all'inferno.
L'avrete vista a volte quella vita piovosa
Senza gioia, così
Come a chiedere scusa d'essere ancora qui,
Rintanarsi lontana dalla festa, da noi,
Dal pendolo d'argento
Che ticchetta in salotto
E continua il suo canto
E le dice “ti aspetto”,
Che in salotto ticchetta
E continua il suo canto
E che intanto ci aspetta.


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Mer Ago 28, 2013 9:42 am

Poi viene "Les fenêtres" una canzone cinematografica, che richiama nel titolo la Finestra sul cortile di Hitchcock, dove l'autore dà la parola alle "vipere" che osservono, constatano e sanzionano con i loro infallibili "occhi di bove". Questa canzone è prolungata da un altra nello stesso disco "La parlotte" del tutto rappresentativa della maggioranza piccolo religiosa del genere umano: quando una persona, pur irreprensibile, volta le spalle, si espone immancabilmente alle critiche dei suoi conoscenti, emesse spesso più per il piacere di sparlare che per reale cattiveria. D'altra parte per Brel la maggior parte della gente non fa/dice/pensa cose anche orrende, perché ha il male dentro di sé, tutt'altro, quello che di solito spinge in basso è (vedremo in dettaglio più avanti) ... La ... bêtise. Sad


 
Les fenêtres nous guettent
Quand notre cœur s´arrête
En croisant Louisette
Pour qui brûlent nos chairs
Les fenêtres rigolent
Quand elles voient la frivole
Qui offre sa corole
A un clerc de notaire
Les fenêtres sanglotent
Quand à l´aube falote
Un enterrement cahote
Jusqu´au vieux cimetière
Mais les fenêtres froncent
Leurs corniches de bronze
Quand elles voient les ronces
Envahir leur lumière

Les fenêtres murmurent
Quand tombent en chevelure
Les pluies de la froidure
Qui mouillent les adieux
Les fenêtres chantonnent
Quand se lève à l´automne
Le vent qui abandonne
Les rues aux amoureux
Les fenêtres se taisent
Quand l´hiver les apaise
Et que la neige épaisse
Vient leur fermer les yeux
Mais les fenêtres jacassent
Quand une femme passe
Qui habite l´impasse
Où passent les messieurs

La fenêtre est un œuf
Quand elle est œil-de-bœuf
Qui attend comme un veuf
Au coin d´un escalier
La fenêtre bataille
Quand elle est soupirail
D´où le soldat mitraille
Avant de succomber
Les fenêtres musardent
Quand elles sont mansardes
Et abritent les hardes
D´un poète oublié
Mais les fenêtres gentilles
Se recouvrent de grilles
Si par malheur on crie :
"Vive la liberté"

Les fenêtres surveillent
L´enfant qui s´émerveille
Dans un cercle de vieilles
A faire ses premiers pas
Les fenêtres sourient
Quand quinze ans trop jolis
Et quinze ans trop grandis
S´offrent un premier repas
Les fenêtres menacent
Les fenêtres grimacent
Quand parfois j´ai l´audace
D´appeler un chat un chat
Les fenêtres me suivent
Me suivent et me poursuivent
Jusqu´à c´que peur s´ensuive
Tout au fond de mes draps

Les fenêtres souvent {x3}
Traitent impunément
De voyous des enfants
Qui cherchent qui aimer
Les fenêtres souvent
Soupçonnent ces manants
Qui dorment sur les bancs
Et parlent l´étranger
Les fenêtres souvent
Se ferment en riant
Se ferment en criant
Quand on y va chanter
Ah, je n´ose pas penser
Qu´elles servent à voiler
Plus qu´à laisser entrer
La lumière de l´été

Non je préfère penser
Qu´une fenêtre fermée
Ça ne sert qu´à aider
Les amants à s´aimer


 
C´est elle qui remplit d´espoir
Les promenades, les salons d´thé
C´est elle qui raconte l´histoire
Quand elle ne l´a pas inventée
C´est la parlote, la parlote

C´est elle qui sort toutes les nuits
Et ne s´apaise qu´au petit jour
Pour s´éveiller après l´amour
Entre deux amants éblouis
La parlote, la parlote

C´est là qu´on dit qu´on a dit oui
C´est là qu´on dit qu´on a dit non
C´est le support de l´assurance
Et le premier apéritif de France
La parlote, la parlote
La parlote, la parlote

Marchant sur la pointe des lèvres
Moitié fakir et moitié vandale
D´un faussaire elle fait un orfèvre
D´un fifrelin elle fait un scandale
La parlote, la parlote

C´est elle qui attire la candeur
Dans les filets d´une promenade
Mais c´est par elle que l´amour en fleurs
Souvent se meurt dans les salades
La parlote, la parlote

Par elle j´ai changé le monde
J´ai même fait battre tambour
Pour charger une Pompadour
Pas même belle, pas même blonde
La parlote, la parlote
La parlote, la parlote

C´est au bistrot qu´elle rend ses sentences
Et nous rassure en nous assurant
Que ceux qu´on aime n´ont pas eu d´chance
Que ceux qu´on n´aime pas en ont tellement
La parlote, la parlote
La parlote, la parlote

Si c´est elle qui sèche les yeux
Si c´est elle qui sèche les pleurs
C´est elle qui dessèche les vieux
C´est elle qui dessèche les cœurs
Gna gna gna gna gna gna
Gna gna gna gna gna gna

C´est elle qui vraiment s´installe
Quand on n´a plus rien à se dire
C´est l´épitaphe, c´est la pierre tombale
Des amours qu´on a laissé mourir
La parlote, la parlote
La parlote, la parlote


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Gio Ago 29, 2013 10:19 am

Oggi possiamo parlare della canzone che credo sia la più commovente scritta/cantata da qualcuno; si descrive un amore tradito (il motivo più ricorrente per il Nostro). Sulla spiaggia all'imbrunire, quando il mare sta cambiando di colore, la voce narrante vede cambiare il suo mondo nel momento in cui scorge il volto di un "intruso".  Qui gli ottoni e gli archi dell'orchestra riescono ad accompagnare in maniera perfetta un paesaggio annebbiato dalla confusione dei sentimenti e al centro, naturalmente, c'è la voce di Jacques che si fa magistrale quando pronuncia con enfasi la frase chiave, all'origine del dramma amoroso:
" Nous étions deux amis et Fanette l'aimait ..."

P.S. Rigorosamente interdetta la traduzione in italiano

P.P.S. chi non piange con lui e (con me) ... Sad



 
La fanette
by Jacques Brel
 
Nous étions deux amis et Fanette m´aimait
La plage était déserte et dormait sous juillet
Si elles s´en souviennent les vagues vous diront
Combien pour la Fanette j´ai chanté de chansons

Faut dire
Faut dire qu´elle était belle
Comme une perle d´eau
Faut dire qu´elle était belle
Et je ne suis pas beau
Faut dire
Faut dire qu´elle était brune
Tant la dune était blonde
Et tenant l´autre et l´une
Moi je tenais le monde
Faut dire
Faut dire que j´étais fou
De croire à tout cela
Je le croyais à nous
Je la croyais à moi
Faut dire
Qu´on ne nous apprend pas
A se méfier de tout

Nous étions deux amis et Fanette m´aimait
La plage était déserte et mentait sous juillet
Si elles s´en souviennent les vagues vous diront
Comment pour la Fanette s´arrêta la chanson

Faut dire
Faut dire qu´en sortant
D´une vague mourante
Je les vis s´en allant
Comme amant et amante
Faut dire
Faut dire qu´ils ont ri
Quand ils m´ont vu pleurer
Faut dire qu´ils ont chanté
Quand je les ai maudits
Faut dire
Que c´est bien ce jour-là
Qu´ils ont nagé si loin
Qu´ils ont nagé si bien
Qu´on ne les revit pas
Faut dire
Qu´on ne nous apprend pas
Mais parlons d´autre chose

Nous étions deux amis et Fanette l´aimait
La plage est déserte et pleure sous juillet
Et le soir quelquefois
Quand les vagues s´arrêtent
J´entends comme une voix
J´entends... c´est la Fanette


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Ven Ago 30, 2013 10:35 am

Non si può omettere di citare "Le filles e les chiens" una canzone di cui si è senza dubbio esagerato la misoginia, perché quando J.B. assimila, con ironia, il sesso debole agli animali della specie canina, è troppo provocatore, per essere preso realmente sul serio. E poi già prima in "Ne me quitte pas" non aveva egli stesso dichiarato di essere pronto a diventare l'ombra di cane della sua amante? Misoginia a parte, come direbbe il suo amico Brassens, Jacques è un uomo che ha fatto seguire sempre alle parole, gli atti ed è sempre stato conosciuto (da chi gli stava intorno) per la sua immensa generosità. E' stato a cantare gratis in molti ospedali, le case di riposo, e gli istituti per andicappati e ciò (evidentemente) molto prima dell'apparizione della famosa "charity business" degli anni ottanta, che permetterà agli artisti di utilizzare cause umanitarie per beneficiare di grande pubblicità. Sad Egli attribuirà in maniera definitiva l'integralità dei diritti d'autore de "La Fanette" a Isabelle Aubret, vittima nel 1963 di un incidente che avrebbe compromesso la sua carriera. Più tardi, nella più grande segretezza, girerà, a favore della Fondazione creata da Lino ventura per aiutare gli andicappati, i diritti de "L'enfance". Insomma luomo che ha "mal aux autres" si impegnerà durante tutta la sua (breve) esistenza a difendere, in tutti i modi a lui possibili, i più deboli. Nel 1963 la morte si installe brutalmente ai suoi fianchi: a distanza di due mesi muoiono entrambi i genitori e soprattutto la scomparsa di Elisabeth creerà una crepa profonda nel cuore di Jacques e da qui "Le dernier repas" che permette al Nostro d'immaginare le ultime ore precedenti l'avvento della falciatrice: Come un film che si svolge al contrario, tutte le preoccupazioni, le rivolte, i piaceri le gioie, così come i soprassalti di un'infanzia piena di sogni, si trovano concentrati in questa canzone testamentaria.

"Lancer des pierres au ciel
En criant : "Dieu est mort!"
Une dernière fois

J´insulterai les bourgeois
Sans crainte et sans remords
Une dernière fois

Dans ma pipe, je brûlerai
Mes souvenirs d´enfance
Mes rêves inachevés
Mes restes d´espérance




Io per l'ultima cena
Voglio rivedere
I miei cani, i miei gatti
E la riva del mare.
Io per l'ultima cena
Voglio mi si propini
Tutta la cantilena
Di parenti e vicini
E voglio che si beva
Quel vino fatto d'uva,
Quel buon vino da messa
Da rallegrare un boia,
E voglio si divori
Dopo qualche sottana
La gallina fagiana
Che ruspava nell'aia.
Poi voglio esser portato
In cima alla collina
A vedere i miei boschi
Dormire un sonno accorto
E in segno di rivolta
Gettare pietre in cielo
Gridando “Dio è morto”
Per un'ultima volta.

Io per l'ultima cena
Voglio i miei agnelli,
Le vacche ed i miei polli,
Le oche e le mie mogli.
Io per l'ultima cena
Voglio quelle baccanti
Di cui fui donno e re
E mi furono amanti.
Quando avrò nella trippa
Di che affogare il mondo
Sbriciolerò la coppa
Per imporre silenzio
E urlare a squarciagola
Alla morte che avanza
Le canzonacce oscene
Che sturban le beghine.
Poi voglio esser portato
In cima alla collina
Là dove il cielo imbragia
E si adagia in pianura
E là, ancora in piedi,
Fiero di averli offesi,
Insulterò i borghesi
Per un'ultima volta.

Dopo l'ultima cena
Vadano tutti via,
A finire bisboccia
Fuori da casa mia!
Dopo l'ultima cena
Voglio restare solo,
In trono come un re
Che accolga le vestali.
In fumo brucerò
I resti di speranza,
I sogni non vissuti,
Le voci dell'infanzia,
Conserverò soltanto,
Per rivestirmi il cuore,
L'incanto di un roseto
E il nome di un amore.
Poi guarderò la cima
Della mia collina
Che danza e s'allontana
E infine svanirà
E nella mia natura
Immobile ed assorta
Lo so che avrò paura
Ma per l'ultima volta.


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Re: Jacques Romain Georges Brel

Messaggio Da Lemond il Ven Ago 30, 2013 1:40 pm

Ho trovato una versione video (non solo audio) di "Ne me quitte pas"



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